I Cento Attori contro i tagli

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Roma, 29 ott 2010 – Tutti a casa. O meglio, ognuno a casa sua, ognuno nel suo ambito. “I politici facciano i politici e lascino agli attori e ai lavoratori del mondo dello spettacolo la loro autonomia”. Questo il messaggio che, ieri pomeriggio, dall’Auditorium Parco della Musica, in un corteo organizzato in concomitanza con l’apertura del Festival Internazionale del Film, hanno lanciato attori, sceneggiatori, registi ed autori, tutti uniti in un fronte compatto contro i tagli che il governo ha apportato al comparto spettacolo. La principale causa di malcontento dei lavoratori dello spettacolo è la pesante mannaia che è calata sul FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) riducendo di fatto di oltre il 35% un investimento statale che da 464 milioni di euro passa a 300, nonché le scarse rassicurazioni sul rinnovo di tax credit e tax shelter, strumenti fiscali utili a favorire gli investimenti privati nel cinema. Ma non solo.

Ad infiammare gli animi è stata anche la proposta che il sindaco Alemanno ha lanciato a giugno dalle colonne di “Libero”, in un’intervista nella quale annunciava la sua volontà di cambiare destinazione d’uso alla Casa del Cinema. Da qui lo slogan principale dei manifestanti “sfrattati”: “Tutti a casa”. Ma, sentendo che la sua casa è in preda a venti che minacciano di abbatterla, il popolo dello spettacolo non ha altra scelta che scendere in piazza. “Siamo costretti in mezzo a una strada – sottolinea, infatti, Massimo Ghini – a gridare che uno dei patrimoni più importanti di cui gode l’Italia non venga soppresso“. Un patrimonio, la cultura, che va ben oltre un valore “immediatamente materiale“, ma che si configura come un investimento a lungo termine, nella “costruzione di valori e di fattori di unità nazionale“. Anche se “la cultura non si mangia” (parola di Tremonti), quella dello spettacolo è una vera e propria industria in piena produzione, che, come calcolato dal Ministero dei Beni Culturali e come ricorda Neri Marcorè, “per ogni euro di investimento ne produce tre di ricchezza per il Paese“. Proprio per questo motivo, dunque, la piazza si rende necessaria. Se la classe politica “non fornisce la minima rassicurazione e sforna soltanto bugie“, come asserisce una disillusa Isabella Ferrari, poiché non comprende il valore del lavoro che c’è dietro al comparto-spettacolo, ecco che il settore audiovisivo cerca di scavalcare ogni possibile mediazione e si rivolge direttamente “alla gente“.

Uno degli obiettivi di questa protesta – spiega Beppe Fiorello – è quello di arrivare a coinvolgere la gente, anche quella che vive nelle province più sperdute del nostro Paese, per renderla edotta del danno che sta subendo con questi tagli“. Lungi dunque dal voler apparire come una casta che si lamenta dopo la perdita dei suoi privilegi, gli attori intendono rendere l’idea del difficile momento in cui si dibatte il cinema italiano. Una crisi a cui il futuro prossimo non sembra fornire vie d’uscita. Infatti, nell’assemblea che i manifestanti hanno improvvisato sul Red Carpet, sono molte le scuole di cinematografia a prendere la parola, tra cui una rappresentanza del Roberto Rossellini. Gli iscritti all’unico istituto di cinematografia pubblico presente sul territorio nazionale denunciano tagli alle specializzazioni, che provocano una drastica riduzione delle ore di laboratorio e ricordano che, presto, “non ci saranno più corsi di fotografia né di grafica“.

Insomma, per una volta, il Tappeto Rosso non si srotola ai piedi del solito divo che sorride soddisfatto della sua fama, ma è calcato dal disagio di chi si trova a rivendicare il suo diritto allo studio, al lavoro, o alla possibilità di produrre opere di qualità. Non c’è stata l’annunciata sfilata di Keira Knightley e di Eva Mendes. A passeggiare sul Red Carpet è stata la giuria internazionale, che, passando tra i manifestanti, ha voluto dimostrare loro un concreto sostegno alla mobilitazione. Inoltre, il Presidente della Giuria Sergio Castellitto ha anche letto il comunicato ufficiale della protesta per esprimere solidarietà alla loro causa. Altri grandi nomi del cinema e della televisione del calibro di Pietro Sermonti e di Cecilia Mangini erano seduti sul Red Carpet al fianco dei lavoratori. Tutti stretti sotto un ideale vessillo che porta impressa l’immagine simbolica di un “Alberto Sordi che, con un mitragliatore in mano, combatte per la libertà“. Tanti, compatti, per guardare la “realtà con occhi nuovi e per poter immaginare ancora un futuro migliore“.

Davide Coccia
davidecoccia@lungotevere.net

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