Roma, 31 mag 2012 – E' stato presentato lo scorso martedì, presso il MAXXI B.A.S.E, il nuovo progetto fotografico di Alessandro Imbriaco e Tommaso Bonaventura, “Corpi di reato, un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea”: una sequenza di scatti per illustrare lo stadio di un lavoro iniziato nel 2009 e che oggi, nei giorni della memoria delle vittime della mafia, viene mostrato e condiviso per la prima volta.
Corpi di reato fa luce su un fenomeno ben noto ma i cui connotati ai nostri giorni risultano un po’ sbiaditi dal tempo: difficile carpirne oggi la presenza, eppure le mafie sono nel nostro quotidiano, invisibili ma onnipresenti in un’Italia così intrinsecamente mafiosa.
Solo uno stadio preliminare, precisa Fabio Severo, curatore del progetto, “perché Corpi di reato è un work in progress, un lavoro in continua evoluzione che però abbiamo voluto condividere nella sua forma iniziale. Un progetto il cui lancio segna la nascita di nuova associazione, ZONA, che prende l’avvio con l’idea di aggregare progetti che abbiano uno spirito e che trovino il modo di raccontare il presente attraverso immagini”. Corpi di reato è il primo prodotto di Zona in collaborazione con Libera – Associazioni nomi e numeri contro le mafie, con Fondazione Progetto Legalità onlus, con l’Associazione daSud e con Contrasto.
Non si tratta di uno scoop fotografico ma solo di una richiesta di continuare a guardare immagini già viste, perché obiettivo del progetto è quello di rappresentare le mafie dei nostri giorni seppur confrontandosi con un’iconografia passata molto forte. Ben lontane dalla realtà del quotidiano sono le immagini dei corpi riversi sulle strade ritratti dagli scatti della fotogiornalista Letizia Battaglia, perché da allora la criminalità organizzata in Italia ha cambiato volto, confondendosi sempre di più nel tessuto politico ed economico del paese. Ma cosa è oggi la mafia? “C’è stata una trasformazione dei fenomeni mafiosi rispetto a quello che era l’immaginario di venti anni fa, quando la sua presenza oppressiva sul territorio si rendeva manifesta attraverso una violenza estrema, facilmente sintetizzabile attraverso le foto. La mafia - spiega Fabio Severo - con cui ci confrontiamo oggi è una realtà molto più diffusa, liquida, invisibile, fatta di espressioni meno vistose e non immediatamente traumatiche. Per questo risulta più opportuno parlare di mafie e abbiamo voluto rendere questo senso di pluralità muovendoci da Nord a Sud per restituire la sensazione dei fenomeni mafiosi nelle sue molteplici espressioni sul territorio italiano”.
Le mafie oggi sono diventate ciò che è rappresentato dagli scatti di Alessandro Imbriaco e Tommaso Bonaventura, sono invisibili e in continuo mutamento, difficili da cogliere e raccontare perché ancora legati all’idea della mafia tradizionale, sanguinaria e feroce, oramai tristemente folkloristica. Adesso il mafioso è imprenditore, difficile raccontare che non gira più con la pistola ma con il tablet. Ma come raccontare questi nuovi ‘personaggi’? Attraverso i corpi di reato che sono le immagini che descrivono le nuove realtà, frutto di patti perversi; moderni corpi di reato che fatichiamo ad accettare perché abituati ad un racconto diverso. “Le mafie sono nel nostro quotidiano, nell’economia di tutti i giorni, entrano nelle famiglie e rovinano le imprese con le concorrenze sleali – commenta il giornalista Giovanni Tizian -, devastano vite con l’usura e con la cocaina. Entriamo in rapporto quotidiano con queste mafie senza neanche rendercene conto: è più facile fotografare un uomo ucciso piuttosto che una trattativa. Da questo progetto inizia un’idea di rappresentazione differente, necessaria perché le mafie il braccio armato ce l’hanno ancora e generano ferite nelle persone che le hanno incontrate, anche senza volerlo”.
Un repertorio di immagini frutto di un’archeologia visiva per scavare sotto la superficie e portare alla luce gli elementi che hanno strutturato tutto il lavoro. Un lavoro fatto dei paesaggi e territori dove le cose sono accadute, dove la mafie hanno prosperato o si sono nascoste, fatto di volti che hanno deciso di mostrarsi come traccia di cosa è accaduto e di oggetti come reliquie della storia che si è deciso di raccontare.
Isabella Foderà
Falcone e Borsellino vent'anni dopo: mostra fotografica e lezioni civili per non dimenticare







