Roma, 21 mag 2012 – A vent’anni di distanza dalle stragi di Capaci e via D’Amelio e nel periodo in cui l’Italia si domanda chi o che cosa ci sia dietro il brutale attentato davanti alla scuola di Brindisi intitolata Francesca Morvillo Falcone, la Provincia di Roma ha deciso di ripercorrere gli avvenimenti che hanno caratterizzato la mafia in Sicilia e la lotta delle Istituzioni ai poteri criminali con un doppio percorso, fotografico e testuale, che avrà al centro due figure emblema della lotta alla criminalità organizzata : Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Questo pomeriggio alle ore 18.30 a Palazzo Incontro, in via dei Prefetti, verrà inaugurata la mostra fotografica “Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino vent’anni dopo” di a cura di Franca De Bartolomeis e Alessandra Mauro per Contrasto: l’esposizione, che si potrà visitare fino al 9 settembre, ripercorre i momenti più significativi alla lotta alla mafia, dalle tappe più tragiche fino ai traguardi raggiunti e alle consapevolezze acquisite in merito.
“Nella mostra si vedono il costo, la fatica delle immagini e delle parole. Oggi – ha detto Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera –nel nostro Paese a volte ce ne sono anche troppe e inutili: bisogna passare dalle parole ai fatti e sconfiggere il silenzio complice che uccide la speranza e il futuro”.
La mostra fa parte di ‘Provincia senza mafie’: un progetto lanciato nel 2010 dall’amministrazione provinciale di Roma con l’obiettivo di contrastare globalmente il fenomeno delle mafie e scongiurarne il radicamento sul territorio, dal quale sono nate iniziative come la creazione della Consulta anti-mafia, manifestazioni, impegni con i Sindaci e vari progetti con Libera.
“Questa mostra non è una parentesi – ha detto il Presidente, Nicola Zingaretti - ma parte dell'impegno costante nell'ambito di 'Provincia senza mafie’. Nelle ultime ore le drammatiche vicende di Brindisi hanno riacceso i riflettori sul tema della legalità e su quello dell'impegno civile: noi - ha aggiunto il Presidente della Provincia - vogliamo essere tra quelli che portano avanti questo impegno morale e civile sempre.
Sono due i segnali che emergono dall'attentato davanti l'istituto Morvillo Falcone di Brindisi: quello devastante e drammatico che ha ferito una famiglia e ucciso una bambina e quello dei volti delle ragazze e dei ragazzi che hanno occupato le piazze con la voglia di non arrendersi. Quella voglia va sostenuta e incoraggiata.
Non bisogna aspettare che ci siano eroi da ricordare, ma bisogna tentare di evitare che ce ne siano di nuovi. La mafia va sconfitta con l'impegno non in occasione di una ricorrenza ma 365 giorni l'anno, lavorando soprattutto per la cultura della legalità: la sua morte è l'inizio del rafforzamento delle mafie”.
Oltre alla mostra questa mattina è stato illustrato anche il programma de “Il tempo della lotta alla mafia. ‘Lezioni civili’ in ricordo di Falcone e Borsellino”: un ciclo di 9 incontri con uomini delle Istituzioni, giornalisti, scrittori e intellettuali che avranno luogo dal 25 maggio al 18 luglio per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della grande criminalità.
“Le lezioni - ha detto Zingaretti - hanno al centro il racconto dei valori di difesa della democrazie e della verità. Il nostro impegno è utile a far vedere come questo Paese sia reattivo di fronte a fatti di sangue.
"Quando ho letto il titolo del percorso 'Lezioni civili’ - ha poi aggiunto don Ciotti - ho pensato a Giovanni Falcone che pochi giorni prima di morire voleva tenere in tv delle lezioni di mafia. Dopo la sua morte andarono comunque in onda ma con una sedia vuota. Oggi che presentiamo queste lezioni - ha aggiunto - voglio tenere una sedia vuota per Melissa, morta sabato a Brindisi”
Il 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, al cinema Barberini sarà proiettato per i ragazzi delle scuole il film-documentario 'Uomini soli’, mentre il 17 luglio il cortile di Palazzo Valentini ospiterà una cena con i prodotti di Libera per chiudere una campagna di sottoscrizione in favore dell'avvio della cooperativa sociale 'Le terre di Rosario Livatino - Libera terra Agrigento’, che si prefigge di gestire i beni messi sotto sequestro dallo stesso giudice prima di essere ucciso il 21 settembre del 1990.
S.M.
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