Secondo la tradizione si tratta della più antica basilica dedicata alla Vergine. Le sue origini sono però ben poco nobili: qui infatti anticamente si trovava addirittura una taverna
Roma, 11 feb 2009 - In una Roma quasi completamente rinnovata a partire dal primo Rinascimento si trova ben poco di medievale: alcune chiese (che tuttavia nella maggior parte dei casi sono state pesantemente restaurate in epoche successive), qualche casetta, poche torri. Tra i rioni più ricchi sotto questo punto di vista possiamo citare Monti e, soprattutto, Trastevere. Qui si trovano infatti alcune delle chiese più antiche di Roma,
rimaste quasi miracolosamente immuni dalla furia restauratrice che interessa gran parte della città a partire dal XV secolo, quando tutta l’arte medievale era considerata come un morbo da debellare al più presto. La basilica di S. Cecilia costituisce a questo proposito un esempio lampante: fondata nel IX secolo, venne completamente stravolta nei primi decenni dell’Ottocento. Altre chiese sono state più fortunate: S. Crisogono, la piccola S. Benedetto in Piscinula e S. Maria in Trastevere, vero simbolo del rione, attorno alla quale ruota la vita (diurna e soprattutto notturna) di romani e turisti. Seppur con aggiunte e restauri successivi, l’impianto originario della basilica è ancora ben riconoscibile.
Secondo la tradizione S. Maria in Trastevere fu costruita nell’area occupata, in epoca imperiale, da una taverna in cui si riunivano i soldati andati in pensione dopo un lungo periodo di servizio. Proprio in questa taverna si verificò, nel 38 a.C., un fatto decisamente strano, narrato anche da S. Gerolamo: "Alla taberna meritoria del Trastevere scaturì l’olio dalla terra e continuò a scorrere per tutto il giorno senza interruzione, significando la grazia di Cristo che sarebbe venuta alle genti". Quello che fu quindi quasi sicuramente una piccola fuoriuscita di petrolio venne successivamente interpretata come segno dell’imminente nascita del Messia, determinando così la costruzione stessa della basilica. Un primo luogo di culto sarebbe stato fondato da papa Callisto (217-222) ma fu soltanto Giulio I (337-352) a realizzare una vera e propria basilica, modificata nell’VIII e IX secolo. La struttura odierna risale tuttavia all’epoca di papa Innocenzo II Papareschi (1130-43), potente famiglia originaria proprio di Trastevere, che ricostruisce l’edificio utilizzando materiale antico proveniente anche dalle terme di Caracalla. Questo
episodio, in realtà molto frequente tra Medioevo e Rinascimento, ha fatto nascere una curiosa tradizione secondo la quale il materiale delle terme sarebbe stato utilizzato come una sorta di "risarcimento" per le colpe attribuite alla dinastia dei Severi: papa Callisto, che come abbiamo detto fu probabilmente il primo a creare un luogo di culto al posto della taverna, sarebbe infatti stato martirizzato al tempo di Alessandro Severo, appartenente alla stessa famiglia di Caracalla. L’ultimo grande intervento di restauro si data all’inizio del XVIII secolo, quando Clemente XI (1700-21) fa modificare la facciata e ricostruire il portico d’accesso. Nonostante i tanti lavori susseguitisi nel corso dei secoli, la basilica mantiene un aspetto unitario, sin dall’esterno, dove il portico settecentesco, che conserva al suo interno numerosi frammenti appartenenti a iscrizioni, plutei e sarcofagi più o meno antichi, ben si accorda con il bel campanile romanico e la facciata adorna di mosaici del XIII secolo.
L’interno conserva ancora la pianta medievale a tre navate, delimitate da 22 colonne antiche di granito. Il soffitto ligneo a cassettoni è invece seicentesco, realizzato da Domenichino, che è anche l’autore del dipinto centrale raffigurante l’Assunta. L’abside della basilica è decorata da mosaici; quelli della calotta e dell’arco absidale sono di poco successivi alla morte di Innocenzo II, mentre all’altezza delle finestre si trovano quelli realizzati da Pietro Cavallini alla fine del XIII secolo. Cavallini, che è conosciuto quasi solo dagli specialisti, è invece uno degli artisti più importanti della fine del ‘200, non solo in ambito romano, vista anche la sua probabile presenza nel cantiere della basilica di S. Francesco ad Assisi. Nei mosaici romani, dedicati alla storia della Vergine, l’artista risente ancora di stilemi tardo-bizantini, che saranno completamente superati nelle opere successive. Prima di uscire dalla basilica non mancate di visitare la cappella Altemps, sul lato sinistro dell’abside: sull’altare si conserva la Tavola della Clemenza, preziosa tavola databile al VII-VIII secolo, ormai quasi invisibile ma di grande rilievo perché testimonia l’attività artistica romana in piena epoca medievale.
Sara Pietrantoni
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