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Santa Maria della Vittoria, l’estasi barocca di Bernini

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Roma, 21 feb 2012 - Per chi fosse interessato ad approfondire alcuni aspetti del barocco romano, suggestivo è percorrere via XX Settembre fino a via del Quirinale. Durante la passeggiata è possibile, infatti, ammirare tre chiese tipiche per la loro essenza barocca: Santa Maria della Vittoria, San Carlo alle Quattro Fontane e Sant’Andrea al Quirinale. 

La prima di queste, costruita tra il 1608 e il 1620 per i Padri Carmelitani Scalzi, si affaccia lateralmente su Piazza San Bernardo e dialoga con la Fontana del Mosè e le chiese di Santa Susanna e San Bernardo alle Terme. Il progetto della chiesa, a navata unica e croce latina, venne commissionato dai Padri Carmelitani all’architetto Carlo Maderno il quale si attenne allo stile semplice adottato dalla Riforma nelle altre chiese dell’Ordine. 

Cappella_Cornaro_Santa_Maria_della_VittoriaLa facciata in travertino, eretta tra il 1624 e il 1626 su disegno di Giovan Battista Soria, fu realizzata a spese del Cardinale Scipione Borghese. Il progetto del Soria si dimostra sensibile a quello della vicina e quasi contemporanea, chiesa di Santa Susanna ad opera di Carlo Maderno. Nella chiesa, originariamente dedicata a San Paolo Apostolo, in seguito alla vittoria del 1620 riportata dall’esercito cattolico su quello protestante a Praga, venne trasferita un'immagine raffigurante l'Adorazione del Bambino che si pensava avesse aiutato le truppe cattoliche durante la battaglia della Montagna Bianca. Per questo motivo, due anni dopo, la chiesa venne dedicata a Santa Maria della Vittoria e, per conferire maggiore dignità all’immagine della Vergine col Bambino, si decise di abbellirla e renderla più sontuosa e vicina ai dettami dello stile barocco. Questo rappresenta un esempio tipico del concetto di “decorazione” barocca: un’aggiunta successiva con il puro scopo di abbellire. Tale esuberanza decorativa era, difatti, spesso un qualcosa di applicato, di sovrapposto e che non nasceva dall’essenza delle cose. La trasformazione in stile, affidata allo stesso Maderno, ha contraddistinto la chiesa come uno dei più fastosi esempi di decorazione barocca a Roma.

La concessione dello jus patronatus alle nobili famiglie ha contribuito all’abbellimento delle singole cappelle che, a oggi, rappresentano dei veri e propri scrigni preziosi caratterizzati dalla ricchezza dei marmi, stucchi e fregi. L'interno è risolto in un’unica navata dalla quale si diramano tre cappelle per lato e altre due, più ampie, che simulano un transetto. Ogni singola cappella, colma di storia e di tesori artistici, rappresenta un “episodio” di questo stile emblematico e rappresentativo che è il barocco. In quelle di Santa Maria della Vittoria possiamo, infatti, ammirare capolavori del Domenichino, Guercino, Lorrain e Guido Reni. Gli affreschi della volta sono di Gian Domenico Cerrini, quello dell’abside di Luigi Serra mentre la controfacciata è sovrastata dall'organo inserito anch'esso in una sfarzosa architettura barocca. Pur essendo rapiti dalla sontuosa decorazione profusa nella totalità della chiesa, l’attenzione del visitatore, credente o no che sia, è calamitata verso la cappella Cornaro posta all’estremità sinistra del transetto. 

Compiuta per il cardinale veneziano Federico Cornèr tra il 1644 e il 1652, la cappella accoglie uno dei maggiori capolavori di Gian Lorenzo Bernini: la transverberazione di Santa Teresa d’Avila. In quest’opera è realizzata puntualmente l’aspirazione del Bernini allo “spettacolo totale dell’arte”, in cui architettura, scultura e pittura si fondono in un’immagine spaziale unitaria, inno del “bel composto”. In questo caso il barocco non si identifica esclusivamente come mero episodio decorativo ma contiene significati profondi sul dibattito nelle arti. Il gruppo di Santa Teresa e l’angelo è collocato in una profonda nicchia posta al di sotto di un baldacchino architettonico ma è immaginata su di una nuvola appena distaccata dal terreno. Questa particolare posizione vincola il punto di vista dell’osservatore obbligandolo a disporsi lungo l’asse centrale della cappella.

La Santa, fondatrice dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, è rappresentata nell’attimo in cui è trafitta dall’amore di Dio e il momento dell'amplesso mistico è simboleggiato dalla figura dell'angelo che sta per colpire con una freccia il suo cuore. La figura quasi insinuante di quest’ultimo potrebbe ricordare l'Eros classico, anche per l'abbigliamento all'antica. L'intero complesso sembra una sorta di palco teatrale e il paragone con il mondo scenico è palesato dal Bernini nei rilievi delle pareti laterali raffiguranti i membri della famiglia Cornaro. Essi assistono al miracolo che avviene sull’altare affacciati da due palchetti e sono collocati in un’architettura illusionistica che appare come un’estensione dello spazio nel quale l’osservatore può diventare esso stesso testimone dell’accaduto divino. I rapporti di colore sono studiati e resi in maniera articolata. Bernini usa, infatti, ben diciassette varietà di marmi diversi per avvicinarsi maggiormente all’effetto pittorico. Nella zona più bassa, quella umana, l’osservatore si trova di fronte ad un insieme di tonalità calde e vivaci che concorrono ad accentuare il contrasto con lo spiazzante candore del gruppo scultoreo. 

Anche il modo mediante il quale il Bernini tratta il tema della luce segue una tradizione dichiaratamente pittorica. Egli usa una fonte di luce nascosta per rafforzare il momento drammatico del quale l’osservatore diventa testimone. La luce naturale passa attraverso una finestra con i vetri gialli nascosta però dietro il frontone e in questo modo appare magicamente materializzata nei raggi dorati che circondano il gruppo. Ogni particolare nella descrizione della monaca mira a sottolineare le sensazioni dell’estasi mistica. Essa appare come se fosse racchiusa nell’intimità della sua cella in preda ad una rivalità tra la materia e lo spirito. Per intensificare il coinvolgimento fisico e spirituale, l’artista si sofferma magistralmente sull’espressione del volto, degli occhi socchiusi e rivolti languidamente verso l’alto e della bocca sensualmente atteggiata. 

Forte è la valenza psicologica ed emotiva che trasuda da quest’opera. L’artista ci regala la possibilità di osservare e partecipare ad un miracolo molto vicino all’umano. L'estasi mistica della Santa è interpretata con grande sensualità, e con un'ambiguità di fondo tra amore mistico ed erotismo. Bernini segue testualmente la testimonianza lasciata dalla Santa in una lettera per raccontare una delle sue estasi: "L'anima mia si riempiva tutta di una gran luce, mentre un angelo sorridente mi feriva con un pungente strale d'amore." Proprio questo dualismo tra misticismo ed erotismo ha suscitato diverse polemiche e molto si potrebbe ancora scrivere ma, al di là di una lettura semplicistica, quel che è importante rilevare è la raffinata sensibilità del Bernini nell’interpretare questa particolare ambivalenza propria del misticismo di Santa Teresa. L'evento, interpretato dall'artista nella sua complessità di fatto religioso, esce dallo spazio riservato e personale di Santa per manifestarsi come spettacolo dell’arte, umano o divino che sia.

Renata Bellanova

Chiesa di Santa Maria della vittoria 
Via XX Settembre, 17
Tel. 06 42740571
www.chiesasmariavittoria.191.it


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