Roma, 29 feb 2012 - Nel luogo in cui sorgeva una piccola cappella costruita dall’ordine dei Trinitari Spagnoli, consacrata nel 1612 alla Santissima Trinità e a San Carlo Borromeo, nasce il complesso architettonico di San Carlo alle Quattro Fontane. Il sito della chiesa si affaccia sull’incrocio tra via del Quirinale e via delle Quattro Fontane. Nel 1634, dopo l'acquisto di alcune proprietà limitrofe, i Trinitari commissionarono a Francesco Borromini la costruzione di una nuova chiesa e dell’annesso convento. Il progetto venne portato avanti senza l’appoggio di generosi protettori ma grazie esclusivamente all’umiltà dei frati e al genio dell’artista.
Borromini, ripagato dai Trinitari esclusivamente con fiducia e stima, cercò di ottenere con il minimo sforzo economico la massima resa formale. Caratteristiche della chiesa, infatti, sono le dimensioni molto ridotte e l’uso di materiali semplici che rispecchiano la rigorosa regola e la spiritualità dell'ordine dei Trinitari. Anche lo stesso Borromini si dimostra vicino a questi principi prediligendo spesso nelle sue architetture materiali umili, come intonaco e stucco, che nobilita grazie alla perfezione della tecnica.
Quello che si percepisce immediatamente e catalizza l’attenzione del visitatore in San Carlo alle Quattro Fontane è la nuova concezione di spazio proposta dal Borromini. Egli si distacca dalla tradizione del primo barocco che concepiva lo spazio come un rapporto teorico tra le strutture plastiche e lo elabora, invece, come elemento integrato nell’architettura stessa: un’unità elaborata ma non scomponibile in elementi indipendenti tra loro. Lo spazio è concepito dall’architetto come un qualcosa di concreto, generato per essere plasmato, ma al contempo carico di una valenza psicologica autonoma.
Il punto di partenza della ricerca progettuale in San Carlino è la fusione delle due tipologie rinascimentali di pianta: quella centrale e quella longitudinale. Le due varianti risultano armonizzate fino alla fusione e partecipano ad un’unità spaziale alquanto complessa. Dall’analisi della pianta della chiesa si evince un’altra peculiarità del modus operandi del Borromini: la concezione geometrica dell’architettura che rinnega il principio classico di progettare attraverso moduli. Il piano definitivo, infatti, è elaborato seguendo uno schema a diamante composto da due triangoli equilateri con base comune lungo l’asse trasversale dell’edificio. Il perimetro ondulato della pianta unisce con armonia le linee di questo disegno geometrico romboidale dando continuità ai nodi di rotazione degli angoli, e la trabeazione, che corre lungo tutto il perimetro interno, si flette in corrispondenza dell'abside e delle parti laterali.
All’interno ogni singolo episodio contribuisce a dare un senso di totalità e continuazione. L’architetto dette rilievo formale all’elemento scultoreo delle colonne che acquistano il ruolo di scansione ritmata del perimetro della pianta. Sono raggruppate per quattro con intervalli più ampi lungo l’asse longitudinale e trasversale e, insieme alle triadi di intercolunni, hanno fa funzione di accentuare la continuità delle pareti ondulate. Le colonne, inoltre, grazie alla loro massa, predominante rispetto alla piccola area della chiesa, aiutano a unificare visivamente la forma singolare della pianta.
Particolare e innovativo è anche il modo in cui Borromini progettò la cupola. Attraverso l’inserimento di quattro pennacchi egli definì un livello di transizione tra il corpo ondulato della chiesa e la cupola, tipico delle piante a croce. Quest’espediente compositivo gli permise di realizzare una splendida cupola di forma ovale. Sopra i pennacchi si distingue il robusto anello sul quale poggia la cupola decorata da un fitto intrico di cassettoni profondamente incisi in forma ottagonale, esagonale, e a croce che si restringono verso la sommità della lanterna ottagonale in una fuga prospettica che ne accentua la profondità e la vitalità spaziale. Qui è racchiusa la chiave iconologica della chiesa: la raffigurazione simbolica del triangolo della Trinità, il sole e la colomba dello Spirito Santo. La luce s’irradia principalmente dall’alto della lanterna e da finestre collocate nel basso dei riquadri dei cassettoni. Queste sono in parte nascoste alla vista dall’anello ornamentale, accuratamente intagliato con foglie stilizzate che coronano il cornicione. Le diverse fonti di luce permettono al visitatore di godere della visione, trionfante e suggestiva, del candore della cupola illuminata uniformemente e senza ombre definite.
Nel 1664 l’architetto diede inizio alla costruzione della facciata della chiesa che però venne portata a termine, su suo disegno, dal nipote Bernardo Castelli Borromini. Il cornicione corrispondente al primo ordine reca, infatti, la data della sua tragica morte. Nel 1667 Borromini, infatti, si tolse la vita e per questo una delle piccole cappelle della cripta, originariamente riservata a lui, rimase vuota perché i Trinitari non accettarono di seppellirvi un suicida. La facciata mistilinea è divisa in due ordini sovrapposti ed ognuno è scandito da una successione di quattro colonne corinzie che reggono gli aggetti e le rientranze dei cornicioni. Entrambe le trabeazioni sono sormontate da un attico balaustrato e la seconda è interrotta al centro da un grande medaglione ovale che sovrasta un’edicola con cupolino. Questa grande cornice ovale, sorretta da angeli, era decorata in origine da un affresco della Trinità e il suo scopo è di annullare l’effetto del cornicione come barriera orizzontale. Ordini minori di colonne attenuano il forte effetto di verticalità della facciata e s’identificano come elementi di raccordo tra la curvatura convessa del corpo centrale del primo ordine, caratterizzata dall'edicola cilindrica sovrastante, e l’andamento concavo che individua gli altri settori della facciata anche nell’ordine superiore. Questo particolare sistema di alternanza di un ordine piccolo e uno gigantesco si rifà, in maniera critica, ai palazzi capitolini di Michelangelo e alla facciata di San Pietro. Borromini, infatti, va contro lo spirito secondo cui questo sistema era stato inventato: l’unificazione della facciata lungo tutta la sua altezza. L’intensità di questa facciata, che concede il minimo spazio alla linearità della parete nuda, è tipica del barocco come lo è il rilievo dato alle sculture che si fondono con l’architettura stessa.
Il portale d’ingresso è sovrastato da tre nicchie nelle quali sono collocate le statue di San Giovanni De Matha, fondatore dell'Ordine dei Trinitari e San Felice di Valois. Al centro, incorniciata dalle ali di due angeli, trionfa la statua di San Carlo Borromeo opera di Antonio Raggi. In diverse parti della facciata, inoltre, realistici dettagli scultorei sostengono elementi architettonici funzionali.
L’intera realizzazione della chiesa di San Carlino assieme a quella del convento rappresenta per Borromini l’inizio e la fine della sua attività. Il tutto racconta delle qualità del suo operare. Rigorosi studi geometrici celati da un ondulato “confine” flessibile fino al sinuoso. Palpitanti organismi plastici e ambienti ideati come esaltazione di un’esperienza tattile. Estrema dinamicità di spazi vivi e in continuo movimento grazie al gioco di alternanze di superfici, contratte ed espanse, in perenne dialogo.
Renata Bellanova
Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane
Via del Quirinale, 23
Tel. 06 4883261
www.sancarlino.eu
Santa Maria della Vittoria, l’estasi barocca di Bernini
Wednesday, Jun 19th
Last update12:20:00 PM GMT
Notizie Flash:







