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Tevere e Aniene, un tesoro da riscoprire, troppe competenze da semplificare

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Giuseppe Maria Amendola, dell'Associazione Amici del Tevere, spiega le potenzialità turistiche dell'area del bacino del Tevere. E sul problema esondazioni accusa: "sul fiume troppe competenze diverse, non si sa mai chi deve intervenire"

Roma, 17 dic 2010 - Ogni autunno la stessa storia. Piogge torrenziali, il Tevere si ingrossa e si diffonde la paura di esondazioni. Fenomeno che, come tutte le emergenze romane, è pretesto per polemiche tra destra e sinistra. Il tutto mentre, a causa del suo minor appeal storico e turistico, ci si dimentica del vero "malato" di Roma, l'Aniene, che spesso rompe gli argini allagando la zona industriale ribattezzata "Tiburtina Valley".

Ma, al di là delle dispute politiche e dei facili allarmismi per vendere notizie, qual è il reale stato di salute dei fiumi capitolini? Per provare a rispondere a questa domanda siamo andati a trovare l'associazione Amici del Tevere, in Prati, a poca distanza dal fiume, dove abbiamo incontrato l'ingegner Giuseppe Maria Amendola.

Di cosa si occupa l'Associazione Amici del Tevere?

Ci occupiamo di valorizzare l'area del bacino del Tevere (che abbiamo ribattezzato Regione Tiberina) soprattutto in senso turistico. Il modello è la Provenza, che anche per estensione è simile, dove uno non dice "vado a Marsiglia o ad Arles", ma dice "vado in Provenza", questo perché sono stati bravi a promuovere la regione unitariamente, anche a livello organizzativo ci sono molti itinerari su tutta la regione, ad esempio i turisti arrivano a Marsiglia, poi caricano la bici sul treno, si spostano, fanno una pista ciclabile, ricaricano la bici sul battello e risalgono il Rodano.

Siete sia un'associazione che un consorzio che differenza c'è? Chi è nato prima?

È nata prima l'Associazione Amici del Tevere nel marzo 2008, poi visto che l'associazione era prettamente un'associazione culturale abbiamo lanciato l'idea di creare un consorzio che fosse più operativo. E nel gennaio 2010 è nato il Consorzio Tiberina, misto pubblico e privato, perché oltre che l'associazione ci sono dentro molte province, comuni, università e anche l'autorità di bacino non poteva entrare nel consorzio, ma il segretario generale è nell'osservatorio istituzionale. Lo scopo è appunto cercare di far conoscere una zona che è una delle più tipiche dell'Italia con borghi, città d'arte, parchi naturali, turismo enogastronomico, con un patrimonio molto superiore a quello della Provenza. L'obiettivo è promuoverla unitariamente, perché, ad esempio, nessuno conosce il territorio del Nera come Nera, mentre se inserito nella regione Tiberina sarebbe valorizzato maggiormente, perché i turisti saprebbero che alle spalle di Roma c'è un territorio pieno di luoghi d'interesse.

Un esempio di progetto a cui state lavorando?

Stiamo cercando di creare una pista ciclabile che segua tutto il Tevere da Verghereto dove nasce a Ostia. La discesa del Danubio in bicicletta, ad esempio, ogni anno attira moltissimi turisti che abbinano la visita a Vienna con una forma di turismo di tipo ambientale e vorremmo fare la stessa cosa. Abbiamo visto che non è un progetto impossibile perché su tutta l'area del bacino del fiume ci sono tantissimi tratti già esistenti creati da parchi, comuni o associazioni di cicloamatori, ma non sono coordinati tra di loro e alcuni pezzi non sono adatti alle famiglie sia perché pericolosi (sulle strade statali), sia perché fisicamente impegnativi; ma con un costo non stratosferico si può rivedere il tragitto e raccordare tutti i tratti già esistenti. Per questo abbiamo portato il progetto al Ministero dello Sviluppo Economico, ora stiamo cercando il consenso di Lazio e Umbria che è fondamentale, perché l'asse principale sarebbe da Roma a Perugia, per poi prolungarlo fino alle sorgenti. Ci sarebbero anche altre diramazioni importanti, una lungo il corso del Paglia che da Orvieto porta alle pendici dell'Amiata, un'altra in Val di Chiana dove si raccorderebbe a Chiusi con il bacino dell'Arno. Più complicato è arrivare a Viterbo, ma anche lì ci vorremmo provare e magari coordinare la regione Tiberina con la zona dei Laghi e la via Francigena.

E a Roma cosa fate?

A Roma lavoriamo molto con l'associazione organizzando delle visite guidate nelle zone lungo il fiume. Visite che fanno sempre il pienone. Per i 150 anni dell'Unità d'Italia stiamo proponendo al comune di Roma un ciclo di visite gratuite offerte ai cittadini. Sarebbe un ottimo modo per sviluppare il turismo e mostrare sfaccettature di Roma che sono sconosciute; ad esempio siamo in contatto con un tour operator umbro che organizza corsi enogastronomici per turisti americani e giapponesi e trovano interesse a spezzare il corso con un giorno a Roma, così visto che è gente ricca che di solito a Roma c'è già stata e ha già visto il Colosseo e San Pietro, gli facciamo fare la visita agli aspetti meno conosciuti delle zone rivierasche: Trastevere, il ghetto, via Giulia. Anche perché adesso sono considerate zone di lusso, ma prima della costruzione dei muraglioni erano zone malsane dove venivano relegate le comunità più povere e bistrattate, quindi sono ricche di aspetti interessanti.

A proposito di muraglioni, vi occupate anche della sicurezza del Tevere?

L'associazione no, però io vengo spesso contattato come esperto visto che insegno Energetica ambientale e sostenibilità a Tor Vergata.

E quanto è concreto il rischio di esondazione del Tevere?

Che il Tevere esondi a Roma è praticamente impossibile, l'ultima alluvione che ha causato morti e distruzioni è del 1870, poi sono stati costruiti i muraglioni, anche la piena del 1937, l'ultima che ha causato allagamenti, è stata molto meno drammatica e da quando è stata costruita la diga di Corbara la situazione è ben controllata, anche perché loro producono energia elettrica e non si può fare quello che si vuole, ma l'invaso trattiene molta acqua. Oltretutto le varie dighe, compresa quella di Castel Giubileo, bloccano gran parte dei detriti come i tronchi. E l'Ardis, la direzione regionale che si occupa della manutenzione del Tevere, dopo la piena di due anni fa ha tolto molti alberi, cespugli lungo gli argini. Un problema casomai è il fatto che ci sono centomila competenze, il fiume è extra comunale, è demanio regionale quindi la manutenzione tocca l'Ardis, che però è più un organo di controllo, fa soprattutto multe a chi ha le varie concessioni. Ecco, chi ha le concessioni è un altro problema, intendo i vari barconi galleggianti; da una parte non tutti rispettano il regolamento sugli ormeggi e dall'altra con la concessione hanno dei compiti di manutenzione, potature e pulizia degli argini, che non sempre eseguono. Per dare un'idea delle mille competenze quando c'è la piena, non si può fare canottaggio ed è vietata la navigazione, quella che dirama l'ordinanza di divieto è la Capitaneria di Porto.

L'Aniene presenta una situazione più critica?

L'Aniene esonda spesso perché non è controllato come il Tevere, oltretutto quando sale il livello del Tevere, l'Aniene non può sfociare. La zona che si allaga spesso è quella industriale di Tiburtina Valley; tuttavia ritengo che lì il difetto sia che il distretto industriale è nato in zona di esondazione, è nato un po' abusivo: le mappe delle zone di esondazione ci sono, però se non se ne è tenuto conto. Altro aspetto delicato sono i vari fossi e canali di Roma e quelli, non so esattamente qual è il limite di dimensione, sono di competenza del Consorzio di Bonifica Tevere e Agro Romano.

Per chiunque fosse interessato ad approfondire il tema delle piene del Tevere a questo link si trova una interessante pubblicazione dell'autorità di bacino.

Valerio Marconi
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