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Dignità umana, un valore da difendere al di là del credo religioso

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Roma, 29 mar 2012 - Nella nostra epoca il tema dei diritti umani si fa sempre più scottante. Nonostante le grandi conquiste a cui è pervenuta l’umanità nel corso dei millenni, la situazione attuale, al contrario di quanto pensano in molti, non è delle più rosee. Nel corso del ‘900 la razza umana ha prodotto carneficine mai viste prima, basti pensare all’Olocausto, ai Desaparecidos argentini, ai gulag sovietici e ai genocidi in Africa. Ancora oggi, la libertà e la dignità dell’essere umano sono minacciate da ogni parte dall’iniquità delle leggi (anche nelle democrazie) e dall’onnipotenza dei governi dittatoriali sparsi per il mondo. La pena di morte ancora presente in diversi paesi anche occidentali, la situazione disumana delle carceri (anche in Italia), le continue violazioni della libertà individuale in Oriente, la tortura presente laddove meno ce lo si aspetterebbe, le guerre mascherate da conflitti religiosi sono tutte realtà con cui ognuno dovrebbe fare i conti.

amnestyIn occasione della campagna Io pretendo dignità, si è svolto, martedì 27, l’incontro organizzato dal gruppo 002 nella Sala di Piazza dei Quiriti, dal titolo La dignità di tutti gli esseri umani. Credenti e non credenti si incontrano, in cui lo scrittore Roberto Fantini e la teologa Lilia Sebastiani hanno parlato di diritti umani cercando di trovare una radice comune che unisca credenti e non credenti nel concetto di Dignità Umana. Parlare di Dignità in senso laico (e non laicista poiché, come nota argutamente il professor Fantini, spesso il laicismo di oggi parte da pregiudizi antireligiosi che poco hanno a che fare con la laicità) vuol dire andare alla ricerca di cos’è l’Uomo. E in questo la filosofia e la religione hanno molti presupposti di affinità. La ricerca (anzi, la pretesa) dei diritti umani non deve partire da una base giusnaturalista ma storicista: i Diritti sono il frutto di un cammino storico costituito da una molteplicità di percorsi - sia religiosi che filosofici - che hanno portato a scoperte e a conquiste, un cammino frutto di millenni che è sfociato nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo del 1948.

Ad esempio, come nota la professoressa Sebastiani, il concetto di dignitas degli antichi romani non aveva molto a che fare con quello di oggi poiché, come per i Greci, gli unici a usufruirne erano i maschi adulti liberi. Eppure questo cammino parte da quell’antichità che vedeva le cose così diversamente da noi, parte da Socrate - maestro del Dubbio e della ricerca della Verità - e Platone quanto dalla Bibbia che per la prima volta dichiara che tutti gli esseri umani hanno origine dallo stesso Dio e sono il culmine della sua creazione. Per questo non è legittimo differenziare l’impegno dei credenti da quello dei non credenti.

Tant’è che quello che possiamo considerare il padre della concezione moderna di Etica, Immanuel Kant, componeva un discorso prettamente laico, perfettamente razionale ma era un uomo profondamente cristiano, con un’incrollabile fede in Dio. Proprio da Kant bisognerebbe partire per costruire un’etica universale che abbia al proprio centro la dignità della persona umana e la sua autonomia. Il Kant che fonde la ricerca di giustizia che già animava i grandi filosofi greci con l’inviolabilità che la Bibbia attribuisce perfino al Caino maledetto da Dio ma che nessuno ha il diritto di uccidere. L’idea di Socrate che sia meglio subire un’ingiustizia che commetterla, con la Dignità attribuita da Cristo ai poveri e agli indifesi tramite la benedizione a chi lo ha nutrito quando aveva fame.

Oggi più che mai, in un momento in cui in Occidente sembra più acceso il conflitto tra chi vive la religione e chi vuole debellarla, è importante che credenti e non credenti si uniscano per sconfiggere nemici più grandi. I nemici, sempre più forti anche se invisibili, della Dignità umana.

Stefano Pastore

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