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Legambiente Capoprati: garantiamo una sistemazione dignitosa ai senza fissa dimora

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Baracche_Capoprati_Roma, 6 mar 2012 – E’ stato concluso l’altro ieri lo sgombero delle baracche sulla banchina Capoprati del Tevere. A lanciare l’allarme è stato un post pubblicato su facebook in data 27 febbraio dalla sezione Legambiente Capoprati, che ha sede sulla banchina del Tevere a pochi metri dallo Stadio Olimpico: “Abbiamo spesso denunciato le condizioni di vita di questi senza fissa dimora su Via Capoprati, altezza Ponte Duca d'Aosta – scrive Massimo Di Stefano, presidente del Circolo Legambiente RomaNord - ora è giunto il momento di fare qualcosa. Sembra abbiano superato indenni la neve di Roma, ma se venisse una piena come nel 2010? Non solo, qualche tempo fa' in piena notte è scoppiato un incendio, non sappiamo se doloso. I vigili del fuoco, intervenuti con più squadre, hanno impiegato qualche ora e un paio di autobotti per domarlo. Oltre a farli vivere in condizioni disperate, per intervenire aspettiamo il morto?”

Detto fatto, il 2 marzo si sono mobilitati i vigili del XX Municipio che nell’arco di tre giorni hanno sgomberato, identificato i senza fissa dimora e demolito le baracche. Nessuna notizia arriva però sulla destinazione di questi ultimi.  “Non è ciò che volevamo ottenere - commenta Massimo di Stefano – il nostro appello voleva richiamare l’attenzione su una questione ben nota ma mai risolta. Queste persone vivono come disperati in mezzo ai loro rifiuti; quello che noi auspichiamo è che si possa garantire loro una forma di assistenza, cercando di trovargli una postazione più giusta, equa e consona alle necessità del genere umano. I vigili del XX Municipio ci hanno confermato di essersi esclusivamente occupati delle operazioni di sgombero, identificazione e demolizione delle baracche. Ma non abbiamo alcuna notizia riguardo ad un loro possibile inserimento in un campo attrezzato. Dove possono andare? È chiaro che aspetteranno solo che le canne ricrescano un poco per tornare a nascondere le loro baracche nella vegetazione”.

Una condizione di vita disperata, esposti alle intemperie e all’acqua del Tevere: il tratto di banchina del quale stiamo parlando è stato completamente sommerso nella piena del 2010. “Noi più che denunciare una condizione di vita assurda abusivi_teverenon possiamo fare. Non volevamo ottenere solamente uno sgombero, - conclude Massimo di Stefano – a questo riguardo stavamo preparando un’interrogazione parlamentare con i senatori Della Seta e Ferrante, ma come sempre quando si deve fare qualcosa per i cittadini si va con una lentezza esasperante. Sgomberare i senza fissa dimora senza offrirgli una sistemazione alternativa non è di certo una soluzione al problema”.

Isabella Foderà



www.legambiente.it

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