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Glocalization e globalization: gli spagnoli sono fatti a cipolla!

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Barcellona, 3 gen 2011 - Gli spagnoli sono fatti a strati come le cipolle. Riescono a essere allo stesso tempo catalani e spagnoli, galleghi e spagnoli, baschi e spagnoli, valenziani e spagnoli. La maggior parte di loro (tralasciando frange estreme che sfociano nel terrorismo irredentista), riescono ad avere dentro di sé due anime, anzi tre: quella locale, quella nazionale e quella europea. Le suggestioni dell'indipendentismo sembrano essere superate almeno nelle generazioni più giovani, ma l'orgoglio e la strenua lotta per il mantenimento della cultura locale sono capisaldi nella vita delle Autonomias, le 17 comunità in cui è diviso amministrativamente il regno spagnolo. La Spagna si apre all'Europa e all'internazionalismo, accoglie gente da tutto il mondo e milioni di studenti da tutta l'Unione Europea, ma tiene anche alla sua identità e la difende. Unità nella diversità quindi, glocalization e globalization!

Le spinte indipendentiste e i movimenti politici locali, e comunque le rivendicazioni culturali e folkloristiche dei vari "popoli" spagnoli, sono molto differenti dalle manifestazioni autonomiste italiane. In Spagna puntano davvero a preservare e tramandare lingua e cultura locale e non ad usare le stesse come "bandiera" politica. Ad esempio nei Paeasi Baschi sono state create le Ikastolas, scuole tradizionali basche, che impartiscono l'insegnamento in Euskadi, la lingua basca, e tramandano usi e costumi tradizionali. Come avviene anche a Barcellona, dove si celebra, ad esempio, l'alternativa catalana alla festa di San Valentino, ovvero la festa di San Jordi, durante la quale gli uomini regalano un fiore all'amata e loro ricambiano con il dono di un libro. Si pensi inoltre all'attività delle tv regionali che usano la lingua locale, relegando il castigliano a un ruolo marginale. Castigliano che è comunque tutelato da influssi stranieri: in tv vengono tradotti in spagnolo anche i titoli dei telefilm americani, cosa che in Italia sarebbe impensabile!

Altra differenza sostanziale tra i partiti nazionalisti spagnoli e i movimenti secessionisti italiani è nel rapporto con il "potere" governativo: nella loro storia il PNV (partito nazionalista basco) e il CiU (nazionalisti della Catalogna) non hanno mai partecipato attivamente ad un governo, al massimo ne hanno sostenuto qualcuno per trarne in cambio delle concessioni. Tutt'altra storia in Italia, dove la Lega Nord fa parte del Governo ed anzi ne indirizza ormai molte scelte. Strumentale a logiche partitiche sembra anche la realtà del MpA siciliano, di fatto un movimento nato in seguito a scissioni nel centrodestra siciliano, anche se ufficialmente vorrebbe essere un partito a "difesa" del Sud. Mentre in Italia i partiti "regionali" ed autonomisti sembrano creati per rivendicazioni economiche o fiscali, rivestite di proclami indipendentisti e suggestioni storiche false o perlomeno falsate, in Spagna i movimenti indipendentisti sono concepiti e vissuti come tramite per preservare e istituzionalizzare un'identità che non dev'essere dimenticata.

L'esempio spagnolo, di una cittadinanza " a cipolla" dove un basco o un catalano non rinunceranno mai alla loro lingua e cultura, ma inserendole nel contesto spagnolo e in quello ancor più ampio dell'Europa unita, può essere la risposta, ancora insoluta in Italia, se sia possibile mantenere una cultura locale e far parte di qualcosa di più ampio come una nazione. Sarà possibile far coesistere questo connubio con quello europeo? O continueremo sulla strada della xenofobia e dell'assistenzialismo?

Manuela Pirrone

 

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