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Cellulari e internet contro la povertà. Il continente africano contro il digital divide

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16 gen 2011 - Cellulari e internet riducono la povertà e, proprio ora che anche in Africa il mercato della telefonia ha fatto boom, i governi farebbero bene ad approfittarne. Investre nel settore dell'Ict, componente chiave della strategia di riduzione della povertà, serve. Perché le nuove tecnologie generano informazione diretta, stimolano le micro-imprese e creano nuovi posti di lavoro. E' questa la conclusione a cui è giunta l'Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo sviluppo che, nel rapporto 2010, spiega come grazie alla riduzione del divario digitale con l'occidente, nei paesi in via di sviluppo si siano aperte nuove porte per le micro-imprese e inaugurati nuovi modi di fare commercio. Attraverso la crescita del mercato delle tecnologie Ict, in particolare dei telefoni cellulari, infatti, il numero di agenti occupati nel settore digitale nei paesi in via di sviluppo è aumentato, favorendo l'occupazione, la crescita economica e creando, quindi, nuovi mezzi di sostentamento per i poveri.

"Ci sono più cellulari che conti in banca". E per investire sull'Africa, questo è il momento giusto. Nel continente il mercato della telefonia mobile è cresciuto del 50 per cento dalla fine del 2009. Il numero di cellulari è salito da 15 milioni nel 2000 a 160 milioni alla fine del 2006. In Kenya, per esempio, vi sono attualmente più di 18.000 agenti impiegati per i servizi di transazione tramite dispositivi cellulari mentre su tutto il continente ci sono più telefoni cellulari che conti bancari, soprattutto nelle regioni dove vivono e lavorano molti dei poveri della terra. La chiave della rivoluzione digitale è nell'estensione della telefonia mobile, che per l'Unctad "gioca il ruolo maggiore nel superamento del digital divide".

"Ma internet è ancora un privilegio". Non solo buone notizie. Alla fine del 2008, infatti, quasi la metà della popolazione rurale nei paesi meno sviluppati non possedeva copertura del segnale telefonico. La mancanza di elettricità poi continua a costituire una barriera significativa alla diffusione dell'Ict, in particolare nelle zone rurali. La banda larga invece è ancora solo un sogno. Sebbene disponibile in oltre 170 paesi all'inizio del 2007, in grandi parti dell'Africa, del Sud America e dell'Asia, l'accesso a internet costa circa 10 volte di più rispetto ai paesi ricchi. Nord America ed Europa contano il 77,4 per cento del totale degli host, seguiti dal continente asiatico (14 per cento), mentre l'Africa è quasi assente (8 per cento). "Investire sulle competenza informatiche". E a questo problema - spiega il Rapporto - se ne aggiunge anche un altro: la mancanza di competenze informatiche che dilaga tra le popolazioni delle aree rurali del mondo. In questo senso, quindi, i governi dovrebbero agevolare la domanda attraverso lo sviluppo di competenze e la promozione dell'alfabetizzazione digitale. Per favorire un utilizzo completo del potenziale delle Ict nelle micro-imprese, fonte di guadagno e sviluppo.

Lo scopo: estendere la banda larga. E per anticipare i tempi istituzionali dei governi e diffondere il potere e il potenziale delle nuove tecnologie anche all'Africa, volontari, associazioni e inìmprenditori, si stanno già dando da fare. L'agenzia dell'Onu Eca (Economic commission for Africa), per esempio, sta lavorando con l'industria della pelle etiope per sviluppare una piattaforma di e-commerce. Su un altro fronte, invece, Paul English, cofondatore di Kayak, un motore di ricerca per organizzare i viaggi, ha lanciato un progetto: JoinAfrica, intende stimolare la costruzione di nuove infrastrutture nei paesi africani e favorire la diffusione della fibra ottica nelle aree maggiormente abitate. Pensata per avvicinare i paesi africani alla dimensione del World Wide Web, l'idea di English consiste nell'offrire ai villaggi una connessione gratuita attraverso semplici punti di accesso senza fili. Ogni utente potrà accedere alla posta elettronica, ai siti di informazione e alle enciclopedie virtuali. Le compagnie telefoniche che partecipino all'iniziativa potranno invece approfittarne e offrire agli utenti l'acquisto di servizi aggiuntivi, come maggiore banda e meno limitazioni per la navigazione.

L'obiettivo? La riduzione del digital divide. Il progetto "Ubuntu Africa open connection" nasce per favorire l'informatizzazione dell'Africa attraverso programmi open source, attraverso la formazione di tecnici specializzati in sistemi operativi Linux. L'obiettivo rimane la riduzione del digital divide tra l'Africa e il mondo occidentale attraverso la distribuzione gratuita di computer dotati di sistema operativo Ubuntu o di altri sistemi Linux, la formazione di tecnici specializzati , la costituzione di diversi internet point con accesso gratuito, corsi di formazione per studenti delle scuole primarie, secondarie e delle università, campagne di sensibilizzazione sul "diritto di accesso alla rete" come strumento per ridurre la povertà nei Paesi in via di sviluppo e come mezzo per facilitare il commercio e l'interscambio di beni. E, in tema di diritti digitali, dal Sud Africa arriva una buona notizia. Il governo ha sbloccato fondi per un valore pari a 2,9 milioni di euro per un programma di rafforzamento dell'accesso a internet nelle università situate nelle zone rurali. Gli afrikaner ringraziano. Ma rilanciano: "Ora banda larga per tutti".

Giulia Cerino
http://giuliacerino.wordpress.com

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