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Spagna: la rivolta popolare a suon di accampamento urbano

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Non si sentono movimento politico, non vogliono rappresentare un partito, si sentono movimento di cittadini: cittadini che stanno conoscendo una crisi economica profonda e che non credono di essere rappresentati dalla classe politica.

Roma, 24 mag 2011 - Da Malaga a Barcellona, da Madrid sino a Santiago de Compostela, coloro che sono stai definiti acampados (accampati), indignados (indignati) o semplicemente attivisti di Democracia Real Ya (Democrazia Reale Adesso) sono persone che hanno deciso di appropriarsi delle piazze e delle strade per protestare contro la classe politica in generale. Né contro la destra né contro la sinistra e non solo a motivo delle elezioni, le agitazioni spagnole sono nate e stanno continuando come un movimento che abbraccia persone di ogni età e credo politico. Mamme coi bambini in carrozzina, anziani,giovani, disoccupati, si sono riuniti tutti per dar voce all'esigenza di una politica che "dia priorità alla vita piuttosto che agli interessi politici ed economici". Così si legge sui volantini degli accampati di Barcellona, città fondamentale del quadro economico spagnolo, dove nonostante i timidi segni di ripresa di luglio, gli indici di disoccupazione rimangono alti, attestandosi intorno al 18%. L'atmosfera che si respira a Plaça Catalunya è quella di un movimento che lotta "in modo pacifico ma con determinazione" , colorato, transgenerazionale, multietnico, aperto alle opinioni e ai contributi di una vasta fascia popolare.

 

Esploso il 15 maggio scorso, il movimento è in moto già dall'inizio dell'anno, e mette insieme circa duecento piccole associazioni. A solo una settimana dalla manifestazione di Puerta del Sol, sede del governo di Madrid, si è diffuso in tutto il paese iberico, ha creato un manifesto, vari siti web, forum e pagine informative su Wikipedia e non intende fermarsi poiché - come dichiarato - prescinde le elezioni. Si moltiplicano a vista d'occhio i contributi dei social media: dai riferimenti su twitter agli eventi su facebook, sino alle piattaforme virtuali di discussione, come quella creata da Álvaro González Miranda, che conta già circa 291,000 partecipanti. I motivi fondamentali dell'esplosione della protesta sarebbero l'assenteismo dei parlamentari, l'incapacità della classe politica di risolvere il problema di una disoccupazione giovanile che ha toccato ormai il 45%, la percezione che i governanti abbiano convertito i cittadini in carne da macello per gli interessi dei partiti e delle banche.  Ma le proposte del movimento puntano molto più in alto, ad una ristrutturazione della società spagnola e del suo sistema democratico. Non solo si vuole risolvere il problema dell'occupazione ma si propone anche un incremento dell'edilizia popolare, un minore appoggio alle banche, l'adozione di un sistema fiscale più efficiente e il miglioramento dei servizi pubblici.

All'indomani delle elezioni il movimento non si è affatto sgonfiato, anzi prosegue per render chiaro alle nuove amministrazioni che una rivolta popolare è in atto e che la politica dovrà dare delle risposte. Se ne parla nei bar, sulla metro e per la strada. Cartelli di protesta campeggiano in giro per tutta Barcellona mentre i giovani dormono nelle piazze, bloccano l'entrata alle banche o cantano alla classe politica "si ustedes no nos dejan soñar, nosotros no los dejaremos dormir" ovvero se non ci lasciate sognare non vi lasciamo dormire.

 

Manuela Pirrone


http://acampadabcn.wordpress.com/mapa-de-les-acampades/

 

 

http://www20.gencat.cat/docs/observatoritreball/Generic/Documents/Treball/Estudis/Fluxos%20mercat%20treball/2010/Arxius/Butlleti_fluxos_mercat_de_treball_4t_trim_10.pdf

 

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