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Ricordando Saramago, il Nobel dissidente

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Roma, 21 giu 2010 - Il medico-poeta Ricardo Reis moriva nel 1936, in un Portogallo asservito al regime fascista di Salazar, oppresso dagli echi della guerra di Spagna, rannicchiato nel suo guscio fragile alla mercè di un'Europa dominata dalla svastica. Reis moriva frustato dai dubbi e dal dolore per la violenza che vedeva piovere sul suo Paese, fiaccato nel corpo e nel nervo poetico dalla dispersione delle certezze, dal macero dell'identità collettiva. Il suo creatore-alter ego, Josè Saramago (Premio Nobel per la letteratura nel 1998), è morto due giorni fa al largo della terra natìa, in quelle isole Canarie che ospitavano da diciannove anni il suo esilio fisico e intellettuale, anche lui portatore sano delle stigmate del mondo, ricettore privilegiato di controversie etiche e di guerre ideologiche. Con una differenza: l'esule Reis, rientrato a Lisbona senza scopo apparente se non quello, metaletterario, di incarnare l'appena defunto Fernando Pessoa, era una vetrina esposta alle intemperie, una cartina al tornasole del male politico e morale che stringeva le viscere del Portogallo e dell'intero continente. Josè Saramago, al contrario, è sempre stato un alfiere della resistenza, un dissidente patentato, autore e non semplice oggetto della propria vita.

Le storture e le ingiustizie, Saramago le ha fotografate e denunciate con le parole e con i fatti, in una ripetuta congiunzione di allegoria e di verità, ribellandosi tanto alle convenzioni della scrittura quanto a quelle dell'autorità politica e religiosa. Letterato arguto e prolisso, inventore di scenari inspiegabili ispirati dalla realtà (come la landa anonima di "Cecità", che diventa teatro di lotte barbare tra uomini accecati e de-civilizzati), Saramago è stato la frusta letteraria del regime di Salazar, dei sostenitori di Israele nel conflitto ebraico-palestinese, dell'ortodossia cristiana e dei potentati clericali. Tra gli ultimi a subire il fuoco verbale delle sue accuse, lanciate dall'eremo virtuale del suo seguitissimo blog, è stato il premier italiano Berlusconi. Con immediata controffensiva: la Einaudi, editor di Saramago fin dalla prima traduzione, ha ben pensato di cedere ad altri l'onere e l'onore della sua firma. Oggi Saramago è ospite in casa Feltrinelli, che ha appena pubblicato "Caino", sua ultima fatica: l'ennesimo j'accuse a una tradizione cristiana spietata e manichea, che estremizza le colpe e incensa il buonismo. Per contenere la protesta di Saramago sono dovuti intervenire l'età e la malattia. A giudicare dagli effetti, tutti i tentativi precedenti (gli ostruzionismi e le censure, le diffide e le scomuniche) puntualmente rimandati al mittente, per dirla con il relativismo dell'amato Pessoa: "nessuno può provare che siano mai davvero esistiti".


Elisa Lorenzini
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