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Il Fu Mattia Pascal, l'umanità smarrita negli schemi sociali

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locandina_fu_mattia_pascalRoma, 19 feb 2012 - E' in scena in questi giorni al Teatro San Genesio "Il fu Mattia Pascal", per la regia di Massimiliano Bruno. Lo spettacolo è tratto dall'omonimo romanzo di Pirandello, un testo originariamente non teatrale quindi, che fu anche il primo grande successo dell'autore siciliano, già a quel tempo trasferitosi a Roma.

Ai primi del '900, mentre Gabriele D'Annunzio, l'esteta dalla vita inimitabile, rappresentava nei suoi romanzi la vita raffinata ed elegante della Roma aristocratica, Luigi Pirandello concentrava il suo sguardo sulla vita monotona e difficile della piccola borghesia e dei poveri diavoli perseguitati dalla sfortuna e da un'esistenza assurda, tale perché gli schemi della società, compresi la famiglia, l'ordine burocratico, i ruoli, schiacciano l'individuo che si trova a dover assumere una maschera che lo costringe e gli impedisce di esprimere la sua vitalità. Ansie e costrizioni che si riflettono anche nella vita dell'autore: quando nel 1904 esce "Il fu Mattia Pascal", Pirandello sta affrontando una fase particolarmente critica della sua vita: un disastro economico contemporaneamente al profilarsi della malattia mentale della moglie.

Mattia Pascal è un modesto impiegato, con una suocera insopportabile e un matrimonio infelice. In seguito a un litigio con la moglie si allontana di casa; finisce a Montecarlo dove, lui sempre sfortunato, vince una grossa somma alla roulette. Legge poi su un quotidiano la notizia della sua morte, essendo stato riconosciuto in un cadavere senza nome. Pensa allora di rifarsi una vita da uomo libero, sarà Adriano Meis e va a Roma. Ma qui presto si accorgerà di non poter realizzare nulla, poiché ormai è fuori da quegli schemi burocratici che ingabbiano l'individuo, ma che gli sono indispensabili per muoversi nella società: Adriano Meis non ha stato civile, non può quindi denunciare il ladro che lo ha derubato, non può sposarsi. Allora finge il suicidio di Adriano Meis, abbandonando su un ponte del Lungotevere il suo bastone con un biglietto; torna al suo paese ma lì, pur riconosciuto, capisce di essere ormai un intruso, la moglie si è risposata e a lui non rimane che essere il "fu Mattia Pascal" che di tanto in tanto porta fiori sulla sua tomba...

La situazione del protagonista era già stata abbozzata in una novella del 1901, secondo una tecnica propria dell'autore, che spesso sposta un personaggio da una novella a un romanzo o ad un dramma. Come Pirandello stesso dichiara, i personaggi nati dalla fantasia di un artista sono esseri vivi e reali, che tornano insistentemente a chiedergli di continuare a dar loro la vita nell'opera d'arte.

Resta dunque una figura quanto mai attuale, quella di Mattia Pascal, acuta rappresentazione dell'uomo smarrito nella macchina schematica e razionalista della modernità, quasi una fotografia simbolica della crisi esistenziale del secolo XX che stava iniziando, ancora significativa e spunto di riflessione per l'uomo che da pochi anni ha cominciato il cammino nel XXI secolo.

G.B.  

Il Fu Mattia Pascal - regia di Massimiliano Bruno
fino al 26 febbraio al Teatro San Genesio   
www.teatrosangenesio.it  

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