Friday, May 24th

Last update10:10:58 AM GMT

You are here: cultura libri Monica Mazzitelli, il copyleft per una maggiore diffusione della cultura

Monica Mazzitelli, il copyleft per una maggiore diffusione della cultura

E-mail Stampa PDF

Roma, 10 novembre 2007 - In occasione della prima serata Aperitivart, con il reading letterario di Tutti giù all'inferno. Anagnina che toglie i peccati del mondo, abbiamo incontrato la curatrice nonché autrice di alcuni racconti del libro: Monica Mazzitelli, scrittrice e film-maker che ha collaborato a varie riviste ed antologie letterarie tra cui Accattone, Carmilla, Carta, Diario e l'Unità. Autrice di booktrailer e pièce teatrali coordina il gruppo di lettori volontari iQuindici.

Il gruppo iQuindici, nato qualche anno fa intorno al progetto Wu Ming Foundation, legge e recensisce il materiale che riceve in rete discutendo il valore degli scritti in un apposito forum, scegliendo poi alcuni degli scritti più interessanti per essere pubblicati. Chi entra a far parte del gruppo e come si svolge il vostro lavoro?

Monica Mazzitelli"Innanzitutto bisogna essere molto motivati e si presuppongono dei requisiti etico politici; all'interno del gruppo c'è grande libertà, per affrontare questo tipo di lavoro preferiamo un approccio dialettico fraterno, con l'intento di dare dei pareri disinteressati e contribuire alla diffusione di quei manoscritti che meritano di essere conosciuti. Per quanto riguarda la selezione devo ammettere che i testi candidati alla pubblicazione sono pochi rispetto alla quantità di materiale che riceviamo. Su circa 1300 manoscritti, di cui letti almeno 900, meno dell'1% esce alla luce. Tra la tipologia di coloro che scrivono c'è davvero di tutto: ma trovo più simpatici quelli che si lanciano proponendo testi anche sgrammaticati rispetto a chi scrive in maniera pomposa, priva di personalità e di scarso piacere alla lettura, e poi non accetta neanche una critica".

Quando intervenite sulla stesura di un contratto per uno scritto che siete riusciti a promuovere imponete la clausola del copyleft e dell'ecocarta secondo i canoni di Greenpeace. Per chi non è del settore o non si interessa all'ambito letterario/editoriale il copyleft è ancora una parola sconosciuta: in pratica di cosa si tratta?

"Il copyleft è una clausola aggiuntiva del copyright per depotenziare l'editoria. I diritti rimangono dell'autore e dell'editore ma per esempio c'è la possibilità di scaricare un'intera opera da internet o farne una lettura pubblica senza pagare i diritti alla SIAE. Si pagano i diritti d'autore solo per fini commerciali ma non per uso personale. Il copyleft è un vantaggio sia per chi non può permettersi di acquistare tutti i libri che vorrebbe leggere, sia per i medio-piccoli editori che possono far conoscere meglio i propri libri. "La filosofia" sottesa è che le storie sono di tutti e nessuno deve impedirne la libera circolazione. Proprio oggi ho ricevuto la notizia di una scuola di Trieste che svolgerà una serie di lavori sull'ultimo libro uscito dalla fucina de iQuindici (Tutti giù all'inferno. Anagnina che toglie i peccati del mondo), lo potranno manipolare a piacimento, in totale libertà".

Spesso libri di scarso valore culturale hanno un grande successo tra il pubblico quasi fossero il prodotto di un'operazione commerciale. Quale prospettiva si apre alla letteratura italiana?

"Io non credo tanto alla possibilità di un'operazione commerciale in quest'ambito. Rispetto alla musica nella letteratura il fenomeno non è altrettanto facile. Ritengo che certi successi editoriali non siano stati preparati a tavolino; pensiamo a Faletti, nessuno avrebbe pensato che riciclandosi come scrittore avrebbe avuto successo e invece qualcuno ha creduto in lui perché evidentemente c'erano delle qualità; o ancora il caso di Melissa P., c'erano degli spunti interessanti nel suo libro ma soprattutto c'era l'esigenza nella cultura pop di un prodotto come Melissa P., la gente voleva leggere una cosa simile, ecco perché ha avuto successo. Certamente si pubblicano anche cose brutte ma in buona fede".


In "Tutti giù all'inferno" è inevitabile notare l'attualità del paragone simbolico tra i mezzi di trasporto e traffico romano con l'inferno. Che ci dici a riguardo?

"Sì, penso che ormai il traffico di Roma abbia determinato nelle persone delle nevrosi ad un livello non riscontrabile nelle altre città. Le strade sono una sorta di vene varicose, di trappola dalla quale non si esce. La metropolitana con il suo viaggio sotterraneo, con le sue fermate, attese, la calca delle persone, ecc. è una grande metafora del disagio che molti cittadini vivono quotidianamente. Gli autori dei racconti vengono da tutta Italia ma hanno colto senza difficoltà il senso di questo disagio e di questo percorso a contatto con la colpa e con il dolore".

Nel percorso, annidato fra i racconti, incontriamo la figura del matto, quale ruolo ricopre e perché?

"E' una figura che amo molto perché è la voce della nostra coscienza, esprime e narra le contraddizioni di tutti. E' un fool shakesperiano che come un nuovo Caronte ci accompagna in quell'inferno dantesco. E' sì un fustigatore ma alla fine ci indica una via, una direzione da seguire, quindi è in fondo una figura di redenzione"

Monica, se dovessi ambientare il Paradiso quale luogo o situazione di Roma sceglieresti?

"Ecco abbiamo in programma una nuova edizione di storie che tratti il percorso inverso, da Rebibbia, un carcere, fino a Laurentina, quasi una citazione di Laura del Petrarca, come punto d'arrivo di una rinascita. Abbiamo toccando il fondo ora risaliamo. Il percorso della metro B, porta verso il mare e buona parte dell'ultimo tratto è in superficie, un viaggio più solare dedicato all'ottimismo. Ci tengo ad aggiungere che tra i progetti futuri stiamo preparando il primo concorso per cortometraggi dedicato a lavori esclusivamente copyleft".

Maria Claudia Ferrari Bellisario
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Per rilasciare un commento devi registrati cliccando sul link Accesso posto nell'angolo superiore destro della pagina.