Roma, 10 lug 2012 – Andrea Antonini, consigliere in XX Municipio e vice-presidente di Casapound potrebbe subire un processo per favoreggiamento personale e falso materiale: con il deposito degli atti la Procura della Repubblica di Roma – riporta l’Adnkronos - ha concluso l'inchiesta che vede indagato Antonini per il reato di falsa dichiarazione a un funzionario dell'Anagrafe nonchè di favoreggiamento e di altri episodi di falso.
Secondo l'accusa Antonini insieme con Pietro Casasanta il 29 luglio del 2008 avrebbe fatto ottenere al narcotrafficante Mario Santafede, da tempo latitante, una carta di identità intestata a Filippo Lo Brutto, nato a Palermo e residente in Australia.
Tempestiva e ferma la replica del vice presidente di Casapound alle accuse: Antonini sentito già in due occasioni dal Gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata, si è detto, insieme a Casasanta, parte lesa e pronto a ribadire tutta la verità in sede giudiziaria qualora fosse necessario.
“Sul caso Santafede, nel quale io e Pietro Casasanta non siamo né più né meno che parte lesa, sono già stato sentito due volte dagli uomini del Gico, ai quali ho raccontato tutta la verità. Evidentemente non è bastato. Ove ve ne sia lanecessità, la ribadiremo dunque in sede giudiziaria’.
Mi trovo mio malgrado catapultato in una vicenda paradossale – ha spiegato Antonini – e grida vendetta in tutte le sedi opportune la strumentalizzazione che ne è stata fatta. A cominciare dal collegamento pretestuoso e fuori contesto fatto con il mio ferimento. Anche perché – ha sottolineato il vice-presidente di Casapound - il PM che indaga su quell’episodio, lo stesso Tescaroli che si occupa del caso Santafede, nei colloqui intercorsi tra noi è sembrato ipotizzare tutt’altra pista per spiegare l’attentato nei miei confronti. Peraltro, come ho già chiarito, ascoltato dal Gico sul caso Santafede, ho risposto in maniera circostanziata spiegando la totale estraneità mia e di Casasanta e chiarendo senza ombra di dubbio la nostra posizione di raggirati.
Soprattutto, a chi strumentalmente tenta di dimenticarlo – tiene a precisare Antonini - voglio ricordare che nessun legame di contiguità esiste né mai potrà esistere tra il nostro mondo, fatto di azione e politica, e quello della criminalità comune, come dimostra anche l’assenza di qualunque procedimento penale in corso e di pendenza che coinvolga Casapound su questo fronte. Chiunque abbia a cuore un minimo di verità e giustizia – conclude l’esponente di Cpi - non può non ritenere indegno di un paese civile vedermi dipinto sui giornali come una sorta di Bernardo Provenzano prima ancora che sia stato non dico deciso ma nemmeno richiesto il mio rinvio a giudizio’’.
Attorno al proprio vice-presidente e a Pietro Casasanta si è stretta tutta Casapound attraverso le parole del leader, Gianluca Iannone, il quale, anche in seguito alla dura condanna inflitta ad Alberto Palladino (2 anni e 8 mesi per l’aggressione ad alcuni giovani esponenti del PD a Prati Fiscali) non nasconde il sospetto di un tentativo di indebolire e far perdere credibilità al movimento in vista delle prossime elezioni, dove Cpi correrà con un proprio candidato Sindaco : ‘’Siamo vicini ad Andrea Antonini e Pietro Casasanta per il gravissimo e ingiustificato attacco ricevuto da chi tenta di
infangare il loro nome e quello di tutti noi utilizzando ogni ambiguità per trascinarci in vicende che con CasaPound Italia e con persone come noi non hanno e non possono avere nulla a che fare. Cpi, Antonini in testa – ha detto il leader Gianluca Iannone - da anni si batte contro il malaffare e la criminalità, lottando per la legalità nel senso più alto del termine e combattendo qualunque logica affaristica a costo di sacrifici personali e impegno indefesso. Non permetteremo a nessuno di trascinare nel fango il nostro nome e quello di chi, rinunciando al contrario di molti altri a prebende e posti di potere, ogni giorno lotta dentro CasaPound per la giustizia sociale e contro l’infamia e la prepotenza. Non possiamo non ritenere - ha concluso Iannone - che la condanna di ieri per Alberto Palladino e questo attacco violento al vicepresidente di Cpi, tirato in ballo nell’indagine su Santafede nonostante sia stato parte lesa in quella vicenda, indichino la precisa volontà di questa nomenklatura bancaria al potere di colpire CasaPound Italia al fine di indebolirla e farle perdere credibilità prima delle prossime elezioni’’.
S.M.







