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Andrea Galatà racconta Native, giovane thriller siciliano

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Native_locandinaRoma, 14 mar 2012 - In occasione dell’uscita del film Native di John Real (pseudonimo di Giovanni Marzagalli), thriller di produzione siciliana “sbarcato” a Roma in questi giorni, con Giovanna Mandalari e Nela Lucic, abbiamo l’opportunità di intervistare il protagonista, Andrea Galatà. Occasione ghiotta per chi, come noi, è interessato al cinema giovane e, soprattutto, a quello che cerca di sfuggire agli stereotipi di tanta produzione italica: non tutti i giorni nel nostro Paese vediamo thriller soprannaturali e certo non all’interno del circuito dominante.

All’appuntamento arrivano il giovane attore e la sua addetta stampa, Chiara De Caroli, entrambi siciliani. Pur non avendo ancora visto il film, capiamo subito che l’atmosfera è interessante, i due ragazzi hanno l’aria sveglia di chi sa il fatto suo e l’umiltà di chi non si è gasato per il fatto di lavorare nello spettacolo. Eppure ne hanno fatte, di cose: lui ha recitato per cinema, teatro e televisione ed è anche un ballerino; lei, oltre ad essere addetto stampa, è attrice e produttrice. Mica male nel nostro panorama. Scegliamo la cornice adatta, il bar davanti al Teatro Valle occupato, e subito cominciamo l’intervista ad Andrea, sotto lo sguardo dolce ma vigile di Chiara (si vede che, da professionista, ci tiene al suo cliente).

Andrea, parlaci di Native.

"E’ un thriller made in Sicily, si ispira a fatti realmente accaduti, alla testimonianza di una donna (che ha preferito mantenere l’anonimato) che ha vissuto esperienze soprannaturali e a dei fatti di cronaca che sono documentati, tra cui degli omicidi".

Quindi possiamo dire che si tratta di una storia vera ma con elementi fantasy?

"Sì, assolutamente. E’ un thriller sovrannaturale che ci dimostra che la Sicilia ha tante storie diverse da raccontare, perché c’è stato un periodo di dieci, quindici anni, in cui sembrava che le meravigliose locations siciliane potessero fare da sfondo solo a storie di mafia. Ho da poco girato in Sicilia anche Un uomo nuovo di Salvatore Alessi, che è un film drammatico, e Baci salati di Antonio Zeta, una commedia ambientata nella Catania degli anni ‘60. Spaziare tra stili così diversi in produzioni siciliane è la dimostrazione che i nostri luoghi e le nostre tradizioni si prestano a tantissime storie da raccontare".

Ti sei concentrato volontariamente su progetti della tua terra?

"E’ stato un caso ma mi ha molto emozionato! Sono stato premiato al Catania Film Festival per Un uomo nuovo e tra poco tornerò in Sicilia in teatro con La lupa di Verga ed essendo io un emigrato a Roma ma molto legato alla mia terra, posso quest’anno essere profeta in patria".
  
Secondo te, il cinema di produzione regionale ha le carte per mietere successi anche a livello nazionale o pensi che questi film rimarranno glorie locali senza poter arrivare nel resto d’Italia, come già accaduto in passato?

"Io credo che questo risponda all’impossibilità di reggere i costi di Roma. A volte si va a girare perfino in Polonia per risparmiare! Le Film Commission regionali ci danno un barlume di speranza coprendo questi costi".

Ma questi film ce la faranno ad entrare nel circuito nazionale con un certo seguito di pubblico?

"Ok, facciamoci arrestare! Il problema è che finora in Italia si è andati avanti con un monopolio distributivo!"

Quali sono le differenze, come attore, tra le produzioni a cui hai lavorato?

"Tante le differenze ma anche il privilegio di poter interpretare ruoli molto diversi. Ci sono attori dalla personalità forte che si scelgono un ruolo e se lo tengono tutta la vita, a me invece piace cambiare".

AndreaGalataQuesto mi porta ad un’altra domanda. Il genere fantasy e tutti gli altri che negli ultimi trent’anni non sono stati molto frequentati dal nostro cinema, hanno un futuro in Italia o siamo destinati a dividerci per sempre tra la commedia all’italiana e il dramma?

"Sono ottimista, ci sono dei tentativi anche se poveri. Penso che il pubblico, grazie a Dio, si sia stancato dei soliti stereotipi. Credo che si possa fare, anche se non abbiamo grande forza produttiva, rispetto agli americani, ad esempio".

Una domanda che si pongono in molti vedendo certi attori e certi registi: nel mondo dello spettacolo italiano, la meritocrazia esiste?

"Non esiste. Come non esiste negli altri campi, in Italia. Cito il filosofo del diritto Pietro Barcellona: se non si ritrova la meritocrazia, l’Italia è destinata ad implodere".

In effetti molti dei talenti che pure ci sono in Italia, sono conosciuti solo dagli addetti ai lavori mentre alcuni che palesemente dovrebbero cambiare mestiere, sono arcinoti al grande pubblico

"Ci tengo molto, a questo tema! Forse la chiave è cercare di essere più bravi e pensare che se le conoscenze servono per entrare nell’ambiente, il talento serve per rimanerci. Purtroppo si pensa che esista una fascia di pubblico culturalmente medio-bassa a cui non interessa di guardare talenti ma a cui basta guardare degli incapaci per provare il piccolo piacere perverso di dirsi “potrei farlo anch‘io“. Ma per fortuna ci sono anche grandi talenti".

Non credi che ci siano troppi giovani attirati dal miraggio del successo nello spettacolo e mandati allo sbaraglio, senza alcuna preparazione, in un sistema che non può sostenerli?

"Sì!"

Perfetto. Questo ci porta ad un altro problema annoso, quello del finanziamento pubblico allo spettacolo. Ci sono due scuole di pensiero: la prima dice che il finanziamento ci vuole, altrimenti l‘arte muore. La seconda avverte che in un sistema non meritocratico, i soldi pubblici finiscono sempre agli amici degli amici…

"La chiave è il controllo di questi finanziamenti. La cultura nel nostro paese è un’arma contro la crisi. Ma devono esserci sistemi di controllo per essere sicuri che i soldi non siano regalati ai soliti amici…"

Hai già fatto cose molto diverse all’interno dello spettacolo. Progetti futuri?

"Sto girando La linea dei topi di Alessandro Fusto".

Su cosa ti basi per scegliere un lavoro? Sui nomi che fanno parte della produzione? O lavoreresti anche all’opera prima di un perfetto sconosciuto?

"Sì, l’ho già fatto e lo rifarò, se penso che lo merita. Bisogna scegliere compagni di lavoro bravissimi, non famosissimi. Deve funzionare la partitura e tutto l’ensemble. Così ci guadagni, altrimenti rovini la tua immagine".

Domanda che più rituale non si può: con chi ti piacerebbe lavorare?

"Crialese".

Ti senti di consigliare qualcosa ai ragazzi che vogliono intraprendere la strada dello spettacolo?

"Mi hanno fatto questa domanda tante volte. Devono chiedersi nel profondo perché vogliono fare questo lavoro. La risposta a questa domanda è dinamica, se la porteranno dentro per tutta la vita".

Marco_Werba_Nela_Lucic_Andrea_Galata_film_NativeL’intervista è finita. Chiara De Caroli è stata silenziosa ma attenta. Scambiamo ancora due chiacchiere, ci facciamo grandi risate e scopriamo di avere in comune, con Andrea e Chiara, la passione per il genio comico di Maccio Capatonda. Quando ci salutiamo, davanti al Teatro Valle, abbiamo perfino un mezzo progetto cinematografico da studiare insieme. La voglia di fare e, soprattutto, la gioia nel fare di questi ragazzi è straordinaria.

Stefano Pastore

Native
Di John Real
Con Giovanna Mandalari, Andrea Galatà, Nela Lulic, Alessia Leoni, Doriana La Fauci
A Roma in programmazione presso UCi Cinemas Roma Est e UCI Cinemas Parco Leonardo
www.filmnative.com  

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