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Donne, storia e mitologia nel cinema scandinavo, si chiude il Nordic Film di Roma

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Valhalla-RisingRoma, 6 mag 2012 - Si è concluso stasera il Nordic Film Fest: la vetrina che la Casa del Cinema ha offerto al cinema scandinavo. Il festival è nato per promuovere nel nostro paese la cinematografia e la cultura del nord Europa con un programma che ha previsto diciannove lungometraggi, nuovi film in anteprima o inediti in Italia, documentari e otto corti, nonchè incontri e presentazioni con registi, attori e scrittori. Le proiezioni, tutte in originale sono state proiettate con sottotitoli in italiano.

La rassegna è stata realizzata grazie al contributo delle Ambasciate di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia in collaborazione con i Film Institute dei rispettivi paesi, l'Istituto Svedese, VisitSweden, VisitNorway e con il sostegno e patrocinio dell'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico del Comune di Roma. I Paesi Nordici hanno visto un notevole progresso nel campo cinematografico grazie anche all'emergere di una generazione di nuovi autori che hanno conquistato uno spazio significativo nel panorama mondiale. L’obiettivo alla base del progetto del Nordic Film Fest è stato quello di mostrare una notevole varietà artistica che merita di avere sempre più estimatori. Proprio per questo motivo nella giornata inaugurale del 3 maggio, l'assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico, Dino Gasperini, ha firmato un protocollo d’intesa di collaborazione tra Roma Capitale e i quattro ambasciatori di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia. L'accordo è nato con l’intento di promuovere la cinematografia e la cultura dei Paesi Nordici, con l'impegno e la partecipazione delle quattro ambasciate presenti in Italia. Insomma, dopo l’affermarsi del cinema francese, ora è tempo che anche altre nazioni tirino fuori il loro potenziale cinematografico, sottolineando il valore del cinema, in questo caso quello nordico, come un importante risorsa di "commercio creativo".

A inaugurare ufficialmente la rassegna è stata la pellicola proveniente dalla Svezia “Miss Kicki”, introdotto dalla sua interprete Pernilla August, insieme ad alcuni corti e alla proiezione del finlandese “Soundbreaker”, dedicato alla fisarmonica finlandese, suonata straordinariamente da Kimmo Koskela, gladiatore dello storico strumento musicale, che percorre un viaggio strepitoso e quasi violento. Fra i temi predominanti del Nordic Film Festival ha spiccato in particolar modo il ruolo della donna, cardine anche del film presentato dalla August, durante l’inaugurazione ufficiale. “Miss Kicki” è un film prodotto nel 2010 e diretto da Håkon Liu Writer che racconta la storia di Kicki, tornata in Svezia dopo diversi anni trascorsi all'estero: nel film la protagonista mette in luce la sua fragilità di donna e madre, tentando di riavvicinarsi a Viktor, il figlio diciassettenne. Kicki propone al giovane un viaggio a Taiwan che invece ha tutto l’intento di essere un appuntamento con un uomo d’affari con cui la donna ha avuto una storia di amore virtuale su internet. A riavvicinare madre e figlio contribuirà Didi, conosciuto da Viktor per le strade di Taipei, col quale stringe un'amicizia che diventa sempre più intensa. Difficoltà di rapporti e amori virtuali, sono il cocktail che ha portato questa pellicola svedese ad ottenere il Telia Film Award al 20° Film Festival Internazionale di Stoccolma.

Pernilla August, oltre che protagonista del film di inaugurazione ha visto anche il suo debutto nella regia con la presentazione dell’opera “Beyond”, che ha ottenuto il Premio del pubblico al Festival di Venezia 2010 alla settimana internazionale della critica. La storia racconta di una giovane donna Leena, donna di origini finlandesi ma svedese di adozione, che durante un giorno di festa vede riaffiorare i fantasmi del passato. Un dramma sul perdono, e sulla riconciliazione con la propria storia, liberamente tratto dall’omonimo bestseller della scrittrice finlandese Susanna Alakoski. La August ha un curriculum di tutto rispetto: bambina prodigio, studia recitazione per poi cimentarsi nell’arte teatrale La prima apparizione cinematografica risale al 1975, quando Roy Andersson la sceglie per interpretare il ruolo di una ragazza che va in un hotel nel poliziesco Giliap. Nel 1982, sposa l'autore e sceneggiatore Klas Östergren che la inserisce nella compagnia del Folkteatern di Gävle con grande successo. Entrata al Royal Dramatic Theatre di Stoccolma, notata da Ingmar Bergman, lavora a livello cinematografico con il noto regista svedese, sarà infatti lui a inserirla prima nel cast di ‘Fanny’ e ‘Alexander’ nel 1982, e poi nel film tv ‘Vanità e affanni’ nel 1997. Dopo aver interpretato Maria di Nazareth per il film tv religioso Jesus, anno 1999, diventa la madre di Anakin Skywalker, nei due film di fantascienza di George Lucas Star Wars sia nell’  ‘Episodio I – La minaccia fantasma’ che in ‘Star Wars: Episodio II – L'attacco dei cloni’. Ha lavorato persino accanto a Gérard Depardieu in I Am Dina nel 2002, per poi vincere l'Orso d'Argento con il film Om jag vänder mig om nel 2003 dividendolo con tutto il resto del cast.

Durante il Nordic Film Festival Pernilla August ha presentato anche un’altra pellicola nella giornata del 5 maggio dal titolo “Manslaughter – gli innocenti”in cui il regista Per Fly analizza con drammaticità la società contemporanea danese. La storia ha come elemento centrale la vita di un professore universitario che abbandona moglie e famiglia per dare supporto alla propria amante, attivista politica e pacifista, colpevole dell’omicidio di un poliziotto, evento che finisce per sconvolgere le vite di tutti i personaggi del film.

Fra gli ospiti della rassegna anche HåNils Gaup, regista norvegese presente durante le proiezioni di ieri ed oggi, del suo film “The Kautokeino Rebellion”, con Mikael Persbrandt, attore svedese consacrato nell’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia.

miss_kicki_poster_swedishIl film racconta della transizione verso la modernità della Norvegia,mettendo su pellicola uno degli episodi più drammatici della storia della Scandinavia settentrionale. L'8 novembre 1852 un gruppo di sami si è rivoltato contro la società norvegese, nel villaggio desolato di Kautokeino, dove l'autorità è in mano al commerciante di liquori ricco e senza scrupoli Carl Johan Ruth. Una delle tribù native, guidate dalla giovane Elen, si rifiuta di pagare il debito a Ruth, il quale a sua volta, senza un processo, riesce a far imprigionare la maggior parte del gruppo, lasciando la donna da sola a prendersi cura delle renne. Elen riesce ad organizzare un processo grazie al quale la maggior parte degli uomini viene liberata. Ma la ribellione continua.

Fra gli incontri con i registi previsti durante la rassegna, si è tenuto inoltre quello con la finlandese Zaida Bergroth, con il suo "The Good Son", vincitore del Hugo Award al Chicago Film Festival 2011. Nel film la protagonista è Leila, attrice che ormai non è più nel fiore degli anni e che dopo una prima sfortunata decide di rifugiarsi nella casa in campagna insieme ai figli Ilmari e Unto. La pace viene turbata quando Leila invita alcuni amici per un fine settimana. Successivamente Leila chiede ad Aimo, scrittore carismatico ed imprevedibile, di stare per qualche giorno con lei ed i suoi ragazzi, ma agli occhi di Ilmari, Aimo è un pericoloso intruso.

Ieri sera alle 21:30 invece è stato reso omaggio a Erland Josephson, attore svedese leggendario, recentemente scomparso, simbolo del cinema di Ingmar Bergman. Si è occupato di introdurre la serata Aldo Garzia, giornalista, autore e esperto di Ingmar Bergman che ha raccontato i suoi incontri personali con Jospehson. A seguire è stato proiettato il film “Scene da un matrimonio” storico film di Bergman del 1975, in cui si racconta la vita di una coppia inizialmente felice che finisce per non comunicare e dividersi, cercando di instaurare un rapporto su basi nuove.

Questa sera chiusura con il film svedese “Sound of noise” diretto da Ola Simonsson e Johannes Stjärne Nilsson. Una divertente storia di guardie e ladri, dove a tenere in scacco una intera città non c’è una banda alle prese con milioni di euro, ma sei musicisti che si divertono ad irrompere in banche, case e istituzioni per "far suonare" gli oggetti di uso quotidiano. Una ribellione combattuta dall'ufficiale di polizia Amadeus Warnebring, stonato rampollo di una nota famiglia di musicisti, che rintraccia i sei percussionisti e guerrieri anarchici, le cui esibizioni pubbliche stanno ‘terrorizzando’ la città.

Ultimo incontro previsto per la chiusura della rassegna, è affidato al film drammatico svedese “Simon and the Oaks”, girato dalla regista Lisa Ohlin e basato sul romanzo bestseller di Marianne Frediksson, quest’anno nominato a 13 Oscar svedesi. Un racconto epico di due famiglie e del loro comune destino a Göteborg, in Svezia, negli anni Quaranta e Cinquanta. Protagonista della storia è il giovane Simon Larsson, il quale viene a sapere di essere stato adottato e che il padre naturale è ebreo tedesco. Dopo la seconda guerra mondiale, Simon si reca a esplorare le sue radici, per un viaggio che porta fino ai misteri fondanti della vita umana.

Ma l’ultima serata ha anche visto, nella Sala Kodak, la proiezione di “Valhalla Rising” del regista Nicolas Winding Refn, in cui si racconta di uno schiavo dalla forza incredibile che una volta sfuggito ai suoi soggiogatori riversa la sua furia sugli uomini che lo avevano tenuto prigioniero per anni. Dopo aver attraversato le valli della Scozia, questo guerriero orbo e muto, si imbarca su un vascello di nobili vichinghi per intraprendere una crociata in Scandinavia comprendendo però di essersi addentrato in una terra oltre i confini della natura e che il suo fato era già stato scritto dagli dei. Un film inquietante, onirico, scarno di dialoghi, denso di angoscia, quasi una sintesi, nel bene e nel male (molti critici l’hanno stroncato), del cinema scandinavo.

Alessandra Fantini   

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