Roma, 21 gen 2012 - Il rock è morto? L'argomento va molto di moda negli ultimi tempi. Loro hanno risposto no, il rock è vivo e ha ancora molto da dire, e cercano nelle loro canzoni di declinare in maniera innovativa tutte le espressioni della musica leggera, dal rock and roll alla psichedelia, dai cantautori italiani al funky. Loro sono i Controsenso, giovane band romana con il primo album appena sfornato - "La strada è di tutti (la verità è di tutti)" - e di scena domani sera al Piper, lo storico locale di via Tagliamento che tanti artisti italiani ha lanciato negli ultimi decenni.
Abbiamo incontrato Gabriele Blandamura, voce e chitarra del gruppo, che ci ha raccontato la storia dei Controsenso, lo stile, i gusti, le idee musicali sue e degli altri componenti del gruppo, il fratello Edoardo, bassista, il chitarrista Alessandro Megaro, il batterista Federico Olivetti, il tastierista Riccardo D'Adamo.
Come nascono i Controsenso e come avete scelto questo nome?
Io e Alessandro suoniamo assieme da ormai quasi 10 anni, ma il progetto Controsenso nasce circa 5-6 anni fa, assieme alla scelta di scrivere in italiano e all'arrivo di Federico alla batteria. Precedentemente suonavamo in inglese e ci chiamavamo 'Wrong Way': giunto il momento di cambiare nome, 'Controsenso' ci è sembrata la parola più adatta per non rinnegare il nostro passato musicale. Inoltre il termine racconta molto bene le varie contraddizioni che caratterizzano la nostra musica.
Perché? che genere di musica suonate? quali sono i vostri modelli musicali?
Siamo orgogliosi di suonare pop-rock in un momento in cui sembra che la musica emergente non possa essere altro che 'indie/alternativa'. Crediamo fortemente nelle possibilità della nostra lingua, ma allo stesso tempo cerchiamo un sound il più internazionale possibile.
I nostri modelli sono molteplici: credo che uno dei punti di forza della band sia nei diversi percorsi musicali compiuti dai singoli membri. Ognuno di oni ha un background differente e questo penso e spero ci permetta di arrivare a soluzioni meno 'omologate'. Uno dei punti di riferimento comuni (e che più caratterizza il nostro disco) è sicuramente la musica inglese di anni 60-70-80. Chi più chi meno, ma siamo tutti legati a leggende del rock quali Beatles, Stones, Smiths ecc e pensiamo che la loro influenza si senta parecchio.
Hai sottolineato un elemento molto interessante. Secondo te perchè nella musica italiana c'è questa esigenza di essere "alternativi" a tutti i costi? il buon vecchio rock ha veramente stancato?
Perché di fatto la musica italiana è rimasta legata a modelli 'ancestrali' per davvero troppo tempo. Abbiamo accolto le mode straniere proprio nel momento in cui venivano superate fuori dai nostri confini. Oggi per la prima volta dopo tanto tempo (penso ai lontanissimi anni '60 e alle cover 'in diretta' dei brani beat) siamo abbastanza vicini ai gusti dei paesi limitrofi e questo purtroppo sembra costringere gli artisti a cercare 'l'alternativo' ad ogni costo.
Col nostro disco immagino affermiamo ad alta voce che il rock non ci ha stufato e che pensiamo sia possibile dire qualcosa di nuovo con ogni genere musicale. Per altro mi permetto di aggiungere che il termine 'indipendente' ormai rappresenta due scene davvero diverse.
Cioè? cosa intendi con questa distinzione?
Da una parte quella dei gruppi legati ad etichette 'minori' e caratterizzati dai sound pià svariati. Penso agli Explosions in the sky, alle prime esperienze di Micah P Hinson, o ai primi Arcade Fire (oggi hanno vinto decine di grammy ed è difficile definirli 'indipendenti').
Dall'altra il movimento 'post-brit' diciamo: la tipologia di pop-rock ballabile (o pop-roc con leggerissime sfumature punk) che è stato lanciato dai Franz Ferdinand ed oggi viene seguito dai vari Arctic Monkeys, Fratellis, Libertines ecc. In questo secondo caso i termini 'indipendente' o 'alternativo' suonano davvero strani visto che parliamo di gruppi con un'identità (musicale e stilistica) ben precisa (e molto alla moda) e caratterizzati da un successo strepitoso.
Che pezzi proporrete nella serata di domani al Piper?
Una serata al Piper è sempre una cosa grossa per una band a Roma e la serata O*live ha di per sé un pubblico piuttosto ampio (trattandosi di un evento che permette a diverse arti di convivere). Ne approfitteremo per fare sentire alcuni brani del nostro primo disco 'La Strada è di tutti (la verità è di tutti)' - uscito il 6 gennaio - e per fare ascoltare due canzoni nuove: la prima, 'Certe cose non si aggiustano' è entrata nelle nostre scalette da un paio di mesi, la seconda, 'Racconti dal mondo che verrà', è invece un inedito. Faremo anche due cover a cui teniamo particolarmente, ma queste non te le dico: chi le vuole sentire dovrà venirci a vedere!
Nel 2010 avete partecipato al Lungotevere Rock Fest, il contest musicale organizzato da Lungotevere.net. Cosa vi è rimasto di quell'esperienza e come è cambiato il vostro sound da allora?
Abbiamo avuto la possibilità di suonare su un palco importante come quello del Crossroads, di ascoltare alcuni gruppi interessanti (ad esempio abbiamo suonato assieme ai Las Vegas Wake Up) e di confrontarci con una giuria composta da addetti ai lavori, cosa che non fa mai male!
Nel frattempo il nostro sound non ha subito cambiamenti radicali, ma abbiamo scritto buovi brani, abbiamo iniziato a pensare al nostro prossimo disco e a ragionare sulla strada che intendiamo percorrere d'ora in avanti. Diciamo che è stato un anno di transizione, speso sia per completare e promuovere il vecchio disco, che per pianificare il nostro futuro.
Filippo Ferrari Bellisario
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
il canale youtube dei Controsenso
www.piperclub.it
Monday, May 20th
Last update10:54:25 AM GMT
Notizie Flash:







