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Lucio Dalla, poesia leggera come il Borotalco

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Lucio_DallaRoma, 2 mar 2012 - La morte di Lucio Dalla accade proprio a trent'anni esatti dall'uscita di un film dedicato all'artista bolognese, e che di fatto ne certificava la grandezza artistica e il successo popolare in quell'inizio di anni '80. Borotalco, terzo film firmato Carlo Verdone, raccontava l'incontro tra Sergio, interpretato dall'attore e regista romano, e Nadia , una spumeggiante Eleonora Giorgi, fan scatenata di Dalla alla disperata ricerca del biglietto per il suo concerto e di un contatto tramite cui conoscere di persona l'artista dei suoi sogni.

A molti potrà suonare incredibile, che il film compia 30 anni. Uscito nelle sale italiane il 22 gennaio 1982 Borotalco è rimasto radicato nell'immaginario collettivo con una serie di personaggi e battute che tutt'ora sono molto di moda, il "cazzaro" Manuel Fantoni o lo sketch della salumeria (“le olive greche”) col rude Mario Brega fanno parte della cultura pop italiana e hanno accompagnato generazioni di ragazzi.

Dalla è al centro della pellicola, pur non apparendo mai. Spesso nominato, spesso ascoltato attraverso alcune sue canzoni (L’ultima luna, Cara). Verdone spiegò che: “in quel momento è esplosa la Dalla mania. Non perché Dalla sia un sex symbol, ma perché Dalla ha scritto delle canzoni meravigliose. Ogni canzone di Dalla era una canzone che faceva centro, intelligente, ben musicata, delle belle parole. Abbiamo voluto scegliere Dalla come mito, il massimo dell’intelligenza musicale e canora. Era un poeta, e per questo ho voluto dedicare il film a lui”.

Un tributo a un grande artista, che già nel 1982 apparteneva di diritto alla storia della musica italiana. Testi e note mai scontati, irriverenti ma non volgari, ricercati ma non eruditi, apprezzato trasversalmente alle classi sociali e alle ideologie politiche, Lucio Dalla era già allora un cantautore "di tutti". Un indiscutibile talento musicale, una sensibilità artistica straordinaria, una capacità di raccontare l'animo umano e gli anni contemporanei in modo ironico e sintetico, attraverso immagini poetiche e ficcanti. Una capacità di interpretare quegli anni a cavallo tra l'Italia del terrorismo e l'arrivo dell'euforia consumistica, che accomuna l'arte di Dalla a quella di Verdone. Incredibile, a rivedere la pellicola, e ad ascoltare le canzoni della colonna sonora, il feeling tra immagini e musiche; e davvero interessante è notare come i personaggi caratterizzati nel film siano ancora attuali, così come lo è l'arte musicale e poetica di Dalla.

Una foto perfetta dei sogni, delle nevrosi, dei tic, delle manie di quella società che viveva nel sogno glitterato offerto dalla cultura americana attraverso il cinema, e che attraverso varie trasformazioni ci siamo portati, estremizzandole, fino ai giorni nostri. Quel Manuel Fantoni protagonista nei suoi racconti di una vita spericolata ma in realtà burino annoiato, che vive una esistenza al di sopra delle proprie possibilità, è il padre putativo di tanti italiani che cresceranno col mito del benessere da ostentare e dell'assenza di limiti e regole come stile di vita; quei ragazzi affascinati dai divi hollywoodiani che discettavano dei vizi e dei segreti sessuali dei loro miti (“John Wayne è frocio??”) anticipano la cultura del gossip e della pornografia vestita che domina oggi su televisioni e giornali.

BorotalcoMa quegli anni non sono solo vacuità e voglia di divertimento irresponsabile; a testimoniarlo anche le canzoni di Lucio Dalla. Loro sono rimaste, e rappresentano la parte migliore della cultura contemporanea italiana, l’edonismo degli anni ’80 no, e si è trasformato, per contrappasso, nell’angoscia esistenziale, sociale ed economica di oggi. A consolarci, tuttavia, quegli artisti che, come il clarinettista prodigioso di Bologna, resteranno al di là degli anni, oltre la morte, per la loro rara capacità di raccontare l’essere umano con poesia. Una poesia leggera e delicata come il borotalco, ma sempiterna, quella di Lucio Dalla.

Filippo Ferrari Bellisario
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www.luciodalla.it


www.carloverdone.it      

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