Roma, 21 giu 2012 - Campano di nascita, il giovane Davide Sacco, firma la regia de “I Fiori del Male”, spettacolo teatrale in scena all’Odeon della Sapienza di Roma (Interno facoltà di lettere) domani, venerdì 22 giugno. Un intrigo tra Banda della Magliana, Vaticano e Stato, coinvolti nel crack del Banco Ambrosiano. Ad affiancare la regia i tre attori protagonisti: Ruggero Cecchi, Donatella Barbagallo, Francesco Sivella, accompagnati dalle musiche dal vivo di Roberto Redighieri e supportati dalla costumista, Silvia Tagliaferri.
Davide qual è il tema dello spettacolo e perché avete scelto questa trama?
“I Fiori del Male rappresenta un intreccio tra tante realtà del nostro Paese. A partire dalla Chiesa, fino ad arrivare ai palazzi delle Istituzioni, passando perfino dalla mafia. Una storia di denaro e potere che ha sconvolto l’Italia a partire dalla metà del 1970. Il tutto condito con una particolare attenzione a chi ha rivestito un ruolo cardine nei segreti del mondo del clero, Paul Marcinkus. Un arcivescovo che oltre ad essere stato interrogato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per un riciclaggio di denaro che partiva dalla mafia newyorkese e approdava in Vaticano, è stato anche coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano. La scelta di rappresentare questa vicenda sta nella voglia di voler mostrare l’altra faccia della medaglia del mondo ecclesiastico. Come disse una volta Marcinkus – non si può governare la Chiesa con le Ave Maria. In questo spettacolo analizziamo da spettatori quello che la storia ci racconta. Con i giusti filtraggi che il teatro crea, mettiamo il pubblico di fronte ad una verità. Il nostro scopo, oltre a produrre arte, è analizzare una vicenda che è sempre stata davanti agli occhi di tutti: porre quindi nella testa degli spettatori un interrogativo su ciò che è accaduto in quegli anni.”
A ventuno anni già regista e scrittore, com’è iniziato il tuo cammino?
“Ho iniziato da spettatore. Nella mia famiglia un po’ tutti frequentavano il mondo del teatro e con il passare degli anni mi sono cimentato anch’io in questa avventura. La mia fortuna è stata quella di aver visto migliaia di spettacoli, questo mi ha portato ad affinare sempre più il mio talento. All’età giusta ho iniziato a studiare questa professione, ed è per questo che a soli ventuno anni sono già in grado di dirigere una compagnia.”
Nel difficile mondo dello spettacolo, molti a causa degli elevati costi dei corsi di teatro sono costretti a lasciare, che consiglio daresti ad un artista emergente? Espatriare o continuare a lottare in Italia?
“Credo che continuare a lottare sia la cosa fondamentale. Anche se il nostro Paese non aiuta molto i giovani a causa di un vecchiume generale, penso che non si debba scappare dall’Italia, ma combattere questo sistema dall’interno. Operare nel mondo della cultura e produrre arte spesso è difficile e il cammino è pieno di ostacoli, ma avere un obiettivo ben chiaro in mente aiuta sicuramente molto. Vedo molta gente preparata, che non può e non deve lasciarsi sopraffare da un Ordinamento viziato.”
Come si colloca il teatro in un’Italia stravolta dalla crisi economica?
“Sicuramente anche il mondo dell’arte sta vivendo un momento un po’ precario, però io non credo a chi dice che le cose non possono essere fatte perché non ci sono soldi. La cultura è gratuita. La nostra compagnia di under 25 vuole dimostrare proprio il contrario: vogliamo infondere in chi ci ascolta una positiva voglia di fare e di cambiamento. Il nostro scopo è far capire alla gente che la forza di volontà, accompagnata ad un po’ di talento, può portare a grandi cose. Noi siamo l’esempio di chi sta riuscendo grazie ai propri sforzi. Il compito dello Stato, in questo momento, dovrebbe essere quello di fornire strutture adeguate e possibilità a chi opera in questo settore, e non elargire sovvenzioni a priori, anche a chi non è in grado di fare questo mestiere. I nostri finanziamenti provengono dal pubblico che, oltre a gratificarci, ci permette di mettere in piedi nuove sceneggiature. “
Davide com’è il ruolo del regista, una vita dietro le quinte?
“Vorrei distinguere i due ruoli che ricopro: l’autore e il regista. Il primo infonde alla platea un pensiero, mentre il secondo regala l’estetica. Il regista è il costruttore di bellezza, senza però cadere nel banale o in squallidi stereotipi. Per poter proiettare un immagine di beltà, chi si trova nella cabina di regia, deve capire cosa vuole comunicare al suo pubblico.”
Damiano Bocchi
I Fiori del Male
venerdì, 22 giugno ore 17
Sala Odeon - Facoltà di Lettere
Università degli Studi di Roma La Sapienza







