Roma, 14 dic 2011- Atac è in crisi e questo ormai si sa. L’azienda chiede sacrifici ai dipendenti mentre manager e politici fanno a gara a chi la spara più grossa. Invece di chiaccherare, bisognerebbe scavare nei bilanci e nelle gestione passate, per vedere da dove vengono gli abnormi buchi finanziari che oggi mettono in ginocchio la municipalizzata. Per esempio, chi di dovere, dovrebbe spiegare meglio i termini dell’affare di cross border lease avviato qualche anno fa dai vertici di Atac.
Il cross border lease(CBL) è un meccanismo di finanziamento di carattere internazionale, in cui i soggetti coinvolti non risultano essere residenti nello stesso paese. La società ATAC è stata la prima e unica società italiana a partecipare a questo tipo di operazioni, concludendo quattro diverse operazioni con due investitori statunitensi: Investitor Regions (all’epoca AMSOUTH LEASING) e Investitor Key Corporate Capital. Questi investitori si servivano dei Trust, ossia veicoli finanziari costituiti “ad hoc”, aventi oggetto la concessione in godimento del materiale rotabile. Detti “trust” si sono finanziati in parte con azioni ed in parte mediante finanziamenti concessi da istituti stranieri e quindi strettamente connessi all’andamento dei mercati. Le banche finanziatrici sono: Bank of Ireland, Dexia credit local, Deutsche Bank e American International group.
C’è da precisare che Atac non esercita nessun tipo di controllo sui movimenti di denaro fra banche e investitori. Il caso interessante è che la durata delle operazioni di CBL sottoscritte da Atac saranno in vigore fino al 2028. Nell’arco di questo periodo Atac è tenuta a mantenere determinati parametri economico finanziari individuando nel proprio bilancio, anno dopo anno, un “fondo rischi”. Tale fondo fino ad oggi non risulta essere inserito nel bilancio Atac. Una parte di quei titoli di istituti di credito statunitensi, (Freddie Mac e Fannie Mae) – questi due istituti sembrano già falliti - detengono una parte della liquidità connessa ai Cross Border Lease (CBL). Visto il fallimento dei due istituti, il governo Americano ha messo in piedi un piano di salvataggio da 134 miliardi di dollari che permetterebbe a questi colossi finanziari una durata per ulteriori 5 anni( questo piano è stato attuato nel 2008): ciò comporta da parte dei due istituti di credito la riduzione, in questo lasso di tempo, delle loro garanzie immobiliari; l’aumento dell’onerosità dei prestiti; l’aumento delle commissioni di ogni transazione e dei tassi applicati per i finanziamenti (tra i quali quello dell’Atac) per le operazioni di CBL. Per fronteggiare il rischio connesso ai CBL, in caso di fallimento degli istituti di credito finanziatori, sarebbe opportuno un appostamento del bilancio Atac 2010 (chissà se è stato fatto) di non meno 40 milioni di euro.
Va sottolineato che non si è mai proceduto ad una traduzione giurata in lingua italiana dell’intero testo contrattuale relativo alle operazioni CBL realizzate da Atac. L’intero testo sottoscritto è esclusivamente redatto in inglese. La convenienza dell’operazione fu dichiarata con enfasi e soddisfazione il 26 marzo del 2003 nel corso dell’assemblea dell’Atac dal Presidente Mauro Calamante con queste parole: “Tale operazione risulterebbe vantaggiosa in termini di dotazione finanziaria della società in quanto si prevede di avere un introito di liquidità immediata per l’operatività della società stessa.” L’atteso beneficio economico e finanziario per l’Atac , al netto di tutti i costi era stimato secondo l’opinione di esperti non inferiore ai 30 milioni di euro. Questa operazione, così sommariamente descritta, costò all’Atac, con il benestare dell’allora CdA, per i costi sostenuti in trasferte, consulenze viaggi e compensi circa 8 milioni di euro. Al 30 novembre 2010 la chiusura dell’operazione, secondo stime, sarebbe costata circa 26 milioni di euro e risulta sorprendente vedere che nei vari bilanci approvati da Atac tra il 2004 e il 2009 non appare nessuna appostazione di un fondo rischi per l’operazione Cross Border Lease (CBL).
Qualora Atac non adempia al pagamento delle somme dovute agli investitori americani, tali importi dovranno essere versati, come stabilito da contratto, dal Comune di Roma, chiamato a coprire i costi dell’operazione.Operazioni cervellotiche come questa, hanno creato danni irreparabili. Cittadini fruitori e dipendenti, continuano a chiedersi: “ Perché per gli errori degli altri paghiamo sempre noi?”
Simone Ruggeri
Thursday, Jun 20th
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