cultura - libri


La fuga dei talenti: un'ironica satira sul precariato dei giovani in Italia

23/06/2009

Roma, 23 giu 2009 - "L'Italia è un paese per vecchi" commenta più volte Sergio Nava, autore di questo tagliente romanzo sull'inoccupazione giovanile nel nostro paese, presentato ieri a Castel Sant'angelo, nell'ambito della manifestazione "Letture d'Estate lungo il fiume e tra gli alberi".

Questa frase, presa ironicamente in prestito da un noto film di successo, fotografa come meglio non si potrebbe la realtà stagnante nella quale l'Italia sta precipitando in questi ultimi anni. Con lo spirito d'osservazione di attento cronista, l'autore indaga sulla recente situazione di precariato giovanile, attraverso la voce di ventisette ricercatori, professori universitari, medici, giornalisti, artisti funzionari e avvocati (tutti andati all'estero). L'incontro è stato mediato da Giuseppe Gazzola, uno dei protagonisti del romanzo, docente universitario a New York, che testimonia la sua personale esperienza di laureato in Lettere, trovatosi poi costretto a emigrare negli Stati Uniti. La sua dichiarazione è rappresentativa della condizione di moltissimi giovani talenti con svariate specializzazioni e qualifiche, trovatesi a fare i conti con un mercato del lavoro problematico. "Sono stato spronato dai miei docenti universitari a continuare gli studi in America. Mi avevano detto sin da subito che in Italia avrei dovuto aspettare lungamente prima di poter insegnare e applicare gli studi che avevo fatto. In America non è così. Se hai talento, riesci a sfondare; le Università sono proiettate nel mondo del lavoro e si comincia a lavorare giovanissimi. In Italia questo è impossibile a meno che non si abbia un cognome importante". Così commenta ironicamente Gazzola, innescando una dibattito sul confronto tra la situazione italiana e il resto del mondo. "La fuga di talenti" può dunque considerarsi un viaggio-denuncia nell'immigrazione dei giovani talentuosi, costretti a lasciare ogni anno e a migliaia il Paese definito più "immeritocratico e clientelare dell'Europa Occidentale": vittime collaterali di questo sistema i giovani, ed è a loro che il libro è dedicato.
Nava definisce il sistema lavorativo italiano come una sorta di macchina infernale, che getta al vento giovani risorse mentre procede in larga parte per raccomandazioni, con carriere trasmesse per via ereditaria da padre in figlio e per anzianità.

copertina La fuga dei cervelliUn'attenta osservazione dell'autore si concentra sulla definizione anagrafica e temporale di "giovane". Così accade che un 36enne venga definito "uomo" sui giornali di tanto tempo fa e "giovane" sui quotidiani di oggi. Lo scrittore riconosce questo fenomeno come segno di un'indipendenza non raggiunta, una mancata affermazione sociale di individui costretti ad un'adolescenza senza fine. Sullo sfondo di un'Italia frustrata e fiaccata da un sistema "gerontocratico", si narrano storie di successo e tenacia ma con un velo di amarezza e pessimismo. La sensazione che si prova leggendo il libro è di profondo smarrimento e rammarico, probabilmente l'acutezza delle sue riflessioni scaturiscono dalla personale faticosa esperienza di giornalista. Nava indaga una realtà di cui si parla molto ultimamente, ma pochi sanno che ci sono dati scottanti sulla situazione italiana della disoccupazione giovanile. Secondo l'Istat nel periodo gennaio- marzo 2009 gli occupati sono diminuiti di 204mila unità, dopo 14 anni di crescita ininterrotta. Il dato più agghiacciante forse è che nella fascia "under 34" la perdita di occupazione è stata pari 408mila unità. Col risultato che il tasso di occupazione dei 15-34enni è passato al 47,9%. Come dichiara il professor Luciano Gallino della Stampa: "La politica del lavoro di questi ultimi anni ha presentato il conto. Sette contratti firmati su dieci erano a tempo determinato. Era prevedibile che, in casi come questi a perdere il posto per primi sarebbero stati gli under 35. A sostenere i redditi dei più giovani ci sono le famiglie e il lavoro nero, che vale più del 18% del Pil. Questo è un sistema di tutele deprimente. Un lavoratore tutelato riceve al massimo il 60% dello stipendio per pochi mesi. E questo provoca sentimenti di ansi è frustrazione". Si rende così necessaria una riforma che prenda in considerazione questo fenomeno, investendo sulle forze produttive dei giovani, per il bene del paese stesso. La forte denuncia sociale di Nava è accompagnata però anche da una grande aspettativa di cambiamento per il futuro. Che i giovani non perdano la speranza, quindi.

Silvia De Paola
silviadepaola@lungotevere.net

La fuga dei cervelli
Sergio Nava
edizioni San Paolo


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