Roma, 30 giu 2009 - "Acodado al balcòn, veo, esta lenjanìa tan proximan. Nò sé còmo nombrarla, dunque la toco con el pensamiento"- "Appoggiato al balcone vedo questa lontananza così vicina. Non so come chiamarla benché la tocchi con il pensiero". Così recita il poeta messicano Octavio Paz nella sua poesia El Balcòn, scelta come titolo del romanzo presentato dal giovanissimo scrittore Paolo Di Paolo, nell'ambito della rassegna romana Roma Si Libra. Un viaggio a ritroso nei meandri della memoria, alla scoperta di un passato antico che non vuol essere dimenticato.
L'autore di questo libro si ritrova a discutere con il lettore sul senso del tempo, dei limiti al contenimento dell'esistenza, quella accaduta e quella possibile, quella ricordata e quella dimenticata, quella propria e quella altrui, che in fondo è la stessa cosa ma in ogni modo differente. "Nell'immagine che noi intrecciamo degli altri, finiamo col trascurare dettagli essenziali: non li vediamo, non riusciamo a vederli", così afferma il giovane scrittore per spiegare il senso del suo lavoro. Un approccio alla scrittura fatto di riflessione, di introspezione interiore alla ricerca di risposte ad interrogativi mai risolti, realtà mai indagate profondamente ma solo sfiorate alla superficie. Quanto sappiamo in fondo delle persone? Della loro vita, della loro intimità, del loro vero mondo? Si chiede Di Paolo. Così attraverso un distacco temporale durato anni, l'autore rievoca il ricordo della sua insegnante di Lettere del Liceo, scomparsa prematuramente. Ne ricorda i dettagli contrapposti, la sua severità e ironia nell'insegnamento, ma soprattutto ripensa a lei come donna, come persona, cercando di svelarne i lati oscuri, quelli che non sono mai stati conosciuti e che un giovane alunno non riesce a comprendere. Punta lo sguardo sulla dimensione intima, privata della donna rimasta nascosta dalla cattedra, dai programmi ministeriali e dai compiti in classe. Torna nei suoi luoghi, cerca le parole non dette nei diari a metà, ricalcando una sorta di mappa geografica personale a cui fare ritorno con gli occhi del poi.
Un enorme Presente dove Passato e Futuro si incontrano, si scontrano e accadono. Di Paolo si chiede se vi siano altre possibilità dell'esistenza che possano essere esplorate, se sia possibile oltrepassare in qualche modo la soglia dell'imminenza, della parzialità, dell'incompiutezza del vivere a cui ogni singolo uomo è legato. Come suggerisce Enzo Siciliano all'autore "bisogna essere storico di sé stesso, solo la distanza può rendere giustizia al vero e renderlo veritiero. La tua esistenza in fondo è come se fosse riflessa in uno specchio; non riuscirai mai a vederla nella sua retrospettiva interna. Il romanzo serve a sviscerare la realtà svelandone i lati apparentemente invisibili." Nasce così l'urgenza per questo giovanissimo scrittore di sentire la letteratura e la scrittura come mezzi d'indagine della realtà circostante, strumenti conoscitivi per conoscere sé stessi prima che il mondo. "Scrivere è un modo per riappropriarsi della propria identità, restituire sé a sè stessi", diceva Mario Luzi, in fondo "Noi siamo quello che ricordiamo, il racconto è ricordo ed il ricordo è vivere."
Una delle caratteristiche del giovane autore è il suo essere scrittore che si pone domande, piuttosto che scrittore depositario di risposte. Come nel precedente romanzo Raccontami la notte in cui sono nato, anche Questa lontananza così vicina appare come un serbatoio di quesiti, che con forza attraversano le pagine con la speranza di trovare risposta. L'intero libro è permeato da un intenso equilibrio tra lirismo e autobiografia, conoscibile e in conoscibile, assoluto e relativo a testimonianza che un continuum tra i due opposti sia possibile in fondo. Straordinaria la capacità di tessere una prosa tanto elegante e profonda, quanto fresca e candida, in grado di chiarire con estrema freschezza i profondi meccanismi dell'animo.
Silvia De Paola
silviadepaola@lungotevere.net
Questa lontananza così vicina
Paolo Di Paolo
Giulio Perrone Editore
Prezzo: 10 euro