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Budapest, una capitale signorile e imponente dal fascino imperiale

10/09/2009

Roma, 10 sett 2009 - Se sfogliassimo il catalogo non scritto del viaggiatore italiano, in cui le capitali europee fossero declinate in base al loro appeal, dopo Parigi e Londra non troveremmo certo Budapest, in lista solo dopo Atene, Cracovia, Praga e Berlino, il cui richiamo alla visita è decisamente più intenso. Eppure il turismo nostrano a Buda e Pest (quelle due anime divise dal Danubio a formare la capitale magiara), è in aumento, dopo che per lungo tempo un'aria di disinteresse l'aveva caratterizzato.

Tutto ha una sua storia e, agli occhi dell'italiano, l'Ungheria è sempre apparsa come una terra fredda e inospitale, in cui il disagio climatico superava l'eleganza del fascino. Già cinquecento anni fa, Ludovico Ariosto, nelle Satire, raccontava il netto rifiuto a seguirvi Ippolito d'Este di cui era alle dipendenze. Quando il cardinale gli impose l'aut aut, preferì restarsene nella sua Ferrara alla ricerca di un nuovo mecenate piuttosto che intraprendere il viaggio verso Budapest. Sfogliando l'epistolario di Ugo Foscolo, se ci si ferma ad una lettera che il poeta ricevette dal fratello Giulio nell'autunno del 1815, è possibile leggere un breve resoconto di viaggio da Pest, che descrive una zona "situata in una vasta pianura e signoreggiata da venti orribili e da terremoti non indifferenti" in cui "quando piove non si esce più di casa se non a cavallo". L'architettura della città, imponente e imperiale, mette il turista in soggezione: non che sia una pecca, ma una caratteristica voluta e distintiva. Non a caso, all'ingresso del Castello Reale, cioè nel cuore della città vecchia, all'accesso delle mura sono posti due leoni di pietra, dall'aspetto grave e maestoso. In uscita, altri due leoni di pietra. Stesse dimensioni, ma differente espressione: appaiono ruggenti, per far sì che chi esca da quel perimetro conservi nei propri occhi la sensazione di un vigore e di un'energia contro cui è meglio non osare.

Una veduta di BudapestNegli ultimi decenni l'immagine dell'Ungheria ai nostri occhi è iniziata a cambiare. Caduta la cortina del comunismo (e in un certo qual modo già dalla rivolta del 1956), si è scoperto un paese in cui le bellezze artistiche, molte, seppur diacronicamente omogenee, sono supportate da un popolo che ha cercato di divenire moderno. Povero, ma fresco nella sua voglia di vivere e di divertirsi, talmente ardente quanto poco ostentata. Tanto che a volte Budapest viene identificata più con l'evento che non con la storia: se quest'estate dall'Italia ti era venuta l'idea di farci un salto, secondo i più, sarebbe stato per andare a vedere lo Sziget Festival, rassegna della musica alternativa europea. Come se per recarsi a visitare la Francia ci fosse bisogno del festival di Cannes. E con Ilona Staller prima, ed Eva Henger poi, icone del cinema hard, si è insinuato nella penisola il mito della bellezza femminile in Ungheria, dalle caratteristiche appariscenti e statuarie. Indubbiamente, la povertà del paese (uno stipendio medio è di circa cinquecento euro) non promette bene per il processo di inserimento nella Comunità Europea, formalizzato col primo maggio 2004. Tuttavia la mentalità ungherese, pragmatica e sobria, riesce a tenere in piedi uno stato in cui, alla scarsità dei fondi, si aggiunge una piena crisi politica. Certo la fama di Petofi e Arany, poeti ungheresi vissuti in pieno Ottocento, arrivò anche da noi, dove giungeva la voce di due letterati dal temperamento romantico e ribelle, col germe della rivolta sempre in tasca. Furono loro ("i giovani di marzo") ad accendere nel popolo la miccia della rivoluzione ungherese del 1848. Petofi, la mattina del 15 marzo, recatosi al mercato, convinse nel giro di qualche ora il popolo alla sollevazione. Nel momento in cui la folla era pronta a seguirlo, dichiarò: "Sì, ma non adesso, si è fatta ora di pranzo. Lo faremo dopo aver mangiato". E' questo un caso in cui un aneddoto può ben dipingere il quadro della tipologia caratteriale di un popolo.

Da un punto di vista artistico, Budapest si presenta eterogenea nella tipologia dei monumenti: assolutamente da vedere il Parlamento, splendido e sfarzoso. Uniche le terme centrali, racchiuse in un edificio storico, enormi internamente e dal grande numero di vasche per altrettante temperature, scenografiche e spaziose all'esterno. Rilevante la presenza della seconda Sinagoga più grande d'Europa, l'unica in tutto il mondo con l'anomalia di essere attorniata dal camposanto, visto il poco spazio circostante per via del confine del ghetto (normalmente, negli edifici di culto ebraico, non vi è mai un cimitero nelle immediate vicinanze: i defunti conservano ancora nel loro corpo i peccati commessi in vita, in quanto la redenzione non avviene dopo la morte, ma con l'avvento del Redentore). Notevole la Basilica di Santo Stefano, protettore dell'Ungheria, nel centro della capitale, monumento che è intenzionalmente il più alto della città con i suoi 97 metri: il Parlamento, nel momento in cui fu eretto, per consolidare la superiorità della sfera spirituale sulla temporale, si toccò i 96. Particolare il mercato coperto, in cui banchi di tutti i tipi sono inseriti nella cornice di una struttura monumentale. Ci sono dei punti della città in cui i mille punti di interesse sparsi per la metropoli è possibile vederli tutti: dal Bastione dei Pescatori, così come dalla Cittadela, il panorama è mozzafiato. Al centro di ogni scorcio sempre il Danubio, enorme e "blu", come lo descriveva Johann Strauss.

Fa piacere che il turismo italiano a Budapest sia in ascesa, e ce ne si accorge girando per le vie del centro, dove spesso più di una voce la si sente parlare la nostra lingua.Tornando ai miti del viaggio, a quel confine tra leggenda e realtà di cui si caratterizza qualsiasi itinerario, senza dubbio più affascinante incontrarvi una bella ragazza italiana che non andare alla ricerca del fascino sensuale di Eva Henger.


Edoardo Bellafiore
edoardobellafiore@lungotevere.net


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