8 feb 2010 - I grandi cambiamenti avvenuti nella comunità internazionale negli ultimi anni, hanno influito profondamente anche sull'evoluzione delle Forze Armate italiane che, imboccando la strada maestra della professionalizzazione, hanno progressivamente aumentato il livello della formazione del personale e degli apparati operativi.
A tal riguardo, basti pensare al notevole impatto che hanno avuto sull'evoluzione delle FFAA alcuni interventi legislativi come l'abolizione del servizio di leva obbligatorio, la professionalizzazione delle forze armate e l'ingresso delle donne nei Corpi militari. Una tendenza che ha consentito all'Esercito Italiano di fronteggiare al meglio l'impegno su teatri operativi internazionali, la cui complessità esige un elevato livello di preparazione e specializzazione, congiuntamente all'attitudine a fronteggiare situazioni emergenziali sempre differenti.
In particolare, i più recenti conflitti in Iraq ed Afghanistan, hanno messo in evidenza la straordinaria capacità operativa dei nostri soldati, chiamati ad adempiere non soltanto ruoli "militari", ma anche e soprattutto attività di tipo umanitario finalizzate al cd. "peace building" ed alla difesa della popolazione civile.
Tale evoluzione, che accomuna le Forze Armate delle maggiori potenze europee, ha indotto anche i soldati italiani ad essere veri e propri "portatori e costruttori di pace", nel pieno rispetto del carattere tendenzialmente pacifico delle missioni internazionali citate ed in piena conformità con la vocazione "non belligerante" dell'Italia.
Nello stesso tempo, la maggiore professionalità acquisita dai militari, ha consentito una utilizzazione polivalente delle Forze Armate anche per esigenze di politica interna, come l'impiego di truppe nella gestione di situazioni di emergenza "urbana", ad esempio in occasione del recente sisma che ha colpito la regione Abruzzo, ovvero le caotiche manifestazioni contro l'apertura delle discariche in Campania. Più in generale, in questi ultimi anni il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha autorizzato l'impiego di truppe dell'Esercito per fronteggiare il problema sicurezza nelle grandi aree metropolitane, incrementando così il presidio del territorio attraverso lo stanziamento di corpi armati a sostegno delle Forze di Polizia e dell'Arma dei Carabinieri. Analogamente, l'auspicato ingresso delle donne ha rappresentato l'inizio di una rivoluzione culturale nel mondo delle Forze Armate, da ritenersi oggi non più di esclusivo appannaggio maschile, ma come settori dello Stato al servizio della collettività ed a cui la presenza femminile conferirà quel quid pluris indispensabile per una effettiva modernizzazione dell'intero comparto.
Anche la formazione militare ha ricevuto in questi anni una forte accelerazione, rendendo le quattro Scuole
Militari attualmente presenti in Italia (la Scuola Militare Nunziatella di Napoli, la Scuola Militare Teuliè di Milano, l'Istituto Navale Morosini di Venenzia e l'Istituto Aeronautico Dohuet di Firenze) dei centri di eccellenza del sistema scolastico nazionale, con la previsione della docenza civile esterna, l'ingresso alle donne e la riserva dei posti per l'accesso alla prestigiosa Accademia Militare di Modena. Infine, è interessante valutare la recente scelta del Ministero della Difesa di procedere, attraverso un emendamento inserito all'interno dell'ultima Legge Finanziaria, alla creazione di una apposita società di gestione, denominata "Difesa Servizi S.p.a.", incaricata di svolgere attività negoziale diretta all'acquisizione di beni mobili, servizi e connesse prestazioni per conto del Ministero stesso, ma operante in un regime privatistico. In virtù dell'importanza del comparto per la sicurezza e la difesa dello Stato, la professionalizzazione delle Forze Armate consentirà all'Italia di porsi allo stesso livello delle grandi potenze occidentali e a recitare un ruolo di primo piano sulla scena internazionale.
Luigi Canale